di Luca Mattiucci

Quest’anno l’8 Marzo è una riflessione, per noi maschi. Io per primo. Le mimose lasciamole da parte, le caramelle anche.

Quest’anno scioperiamo contro noi stessi e contro i nostri simili perché se siamo a questo punto la colpa è loro ma anche nostra.

Restiamo in silenzio ad ascoltare le storie che le donne hanno voglia e bisogno di raccontarci, senza necessità di essere obbligati ma perché appunto ne abbiamo bisogno, necessità di ascoltarle. Perché dobbiamo essere educati. Non alle buone maniere, ma a cambiare lo sguardo su ciò che ci circonda. Prendere quella famosa pillola rossa e scoprire che il “Matrix” sessista è ovunque. Iniziare a decostruirlo.

Quest’anno l’8 Marzo è anche rabbia per colpa di quegli uomini simili a noi che hanno fatto del nostro essere maschi qualcosa di brutto, da guardare con sospetto. Sempre. Per colpa di quelli che hanno fatto delle donne un oggetto e non il soggetto.

Ogni giorno molti di noi maschi neppure si accorgono di vivere in un mondo che porta la propria desinenza al maschile, perché tanto è facile. Altri se ne accorgono e ci marciano sopra, perché tanto è comodo.

Altri ancora, una minoranza molto esigua che non può e non deve bastare a pensare che siamo salvi o innocenti, se ne accorgono e vivono male perché hanno compreso il marchio infausto a cui gli altri simili ci hanno costretto.

Quest’anno l’8 Marzo è una battaglia che dobbiamo iniziare a combattere scegliendo di schierarci dalla parte di quelle che i nostri simili considerano nemici. Coscienti che saremo guardati con sospetto, come fossimo spie o traditori.

Servirle. Essergli utili, mostrando che un modo diverso di essere uomini esiste e si può.

Quest’anno l’8 Marzo è fermarci e interrogarci sul perché la morale oggi si spinge a dire che la dirigente o il dirigente non può stare con chi gli sta sotto in gerarchia d’ufficio. Sapere che la risposta è sessista in ogni caso perché la società giudicherà e dirà che è frutto di un compromesso o peggio di un ricatto, senza badare che non è ciò che si fa che misura la differenza ma è il come la si fa. Uguale a dire che le olimpiadi non vanno fatte perché qualcuno ruberà.

Noi quelle olimpiadi, se siamo siamo mossi da qualcosa che non è l’inutile esercizio di potere ma desiderio vero e ricambiato di essere due in uno, abbiamo il dovere verso noi stessi di organizzarle e portarle avanti a testa alta. Con trasparenza e pubblicamente, perché non è rispettando un paletto morale che miglioriamo.

Per il resto iniziare a denunciarci, a denunciare, a stigmatizzare noi per primi chi di noi si muove in spregio del rispetto dell’altra.

Vergognarci e denunciare quando sul lavoro una donna subisce molestie, smarcarci dalle battute da bar e biasimare gli sguardi giudicanti.

Oggi l’8 Marzo è gridare che chi perde la dignità è chi molesta e non chi subisce la molestia, e chi resta in silenzio a guardare è colpevole.

Domani mattina guardiamoci allo specchio e poi facciamolo ogni giorno. Chiediamoci ogni mattina se il giorno prima abbiamo fatto abbastanza, rispondiamoci di no e andiamo a cambiare un mondo che per metà vive nella paura, mostrandogli che possiamo essere diversi. Che possiamo essere come i lupi grigi. Non quelli neri delle favole per bambini nati da un immaginario grottesco, ma quelli veri. Quelli che in natura si percepiscono in tutto e per tutto uguali. Tra loro essere maschi non è un merito ed essere femmina non è una colpa.

(NDR Grazie alla donna che mi ha fatto riflettere su questi temi)

*Questo giornale nel rispetto dello sciopero globale transfemminista indetto per l’8 Marzo dal comitato “Non una di meno” interromperà per 24 ore l’aggiornamento delle sue pagine.

@lucamattiucci