di Valentina Mira

ROMA – «Abbiamo da poco perso Lorenzo Orsetti, che stava combattendo nell’ultimo fronte che divideva la resistenza curda dai tagliagole dell’Isis». Vincenzo Miliucci di Rete Kurdistan Italiasta parlando al megafono in mezzo a una cinquantina di curdi e italiani solidali in presidio davanti a Montecitorio. Pochi. Così pochi che, proprio arrivato al momento del ricordo di Lorenzo, tre turisti turchi in bicicletta pensano di potersi permettere d’irrompere con l’intento di provocare. Senza rispetto per un popolo che in Turchia è soggetto a una persecuzione. Senza rispetto per i morti. Senza rispetto per lo stesso Lorenzo Orsetti. Ad allontanarli sono gli stessi riuniti in presidio, e solo in seguito anche le forze dell’ordine.

La voce dei curdi è ancora troppo solitaria, come nello scenario internazionale, ma le loro richieste sono chiare: vogliono che il leader Ocalan, in isolamento da 20 anni, venga liberato. Vogliono poter vivere in pace. Tra gli slogan che vengono portati avanti ce n’è uno particolarmente significativo: «Siamo tutti Leyla». Il riferimento è alla deputata curda Leyla Guven, che è in sciopero della fame da 147 giorni. Lei è diventata un simbolo di coraggio, generosità e resistenza, ma non è sola: in migliaia si sono uniti alla sua protesta pacifica. In Italia soltanto uno, proprio a Roma. Erol, 30 anni, sta portando avanti il suo sciopero della fame da 14 giorni, nel silenzio generale. «Sono tornato dal Kurdistan, e una volta che vai lì ti senti debitore per il sacrificio di chi combatte per una società più giusta», spiega Erol, «Non potevo non fare qualcosa». Il giovane viene dalla Turchia, dove gli è stato negato il diritto d’istruzione. Oggi parla correntemente l’italiano, vorrebbe solo poter studiare. E invece si è trovato a fare uno sciopero della fame che lo debiliterà, almeno finché qualcuno non raccoglierà la sua pacifica ma estremamente coraggiosa preghiera. Nel frattempo, cinque donne impegnate nella resistenza curda sono arrivate a togliersi la vita perché l’Occidente aprisse gli occhi. Un martirio di cui non si può non tener conto.

Alla fine del presidio alcuni politici del Pd (Lia QuartapelleIvan Scalfarotto e Gennaro Migliore) hanno dichiarato che avrebbero contattato la presidente della commissione Diritti Umani, che è del M5S, perché Erol ottenesse un colloquio. Tuttavia non sono ancora pervenute delle novità sull’effettiva presa di posizione. Intanto, un trentenne non mangia da due settimane, Leyla Guven da quattro mesi, un ragazzo italiano è morto di recente per la loro stessa causa e altri, tornati vivi, rischiano per la loro libertà.

@valentinamira_