di Anna Toro

ROMA – Invocano il diritto alla casa, protestano contro gli affitti stellari e contro le grandi società immobiliari che dettano legge e perseguono alti profitti a discapito della dignità delle persone.

🏙 Accade a Berlino, dove sabato scorso i cittadini sono scesi in piazza a migliaia, scandendo slogan e reggendo cartelli “contro gli squali e gli speculatori”, facendosi portavoce di una proposta radicale: l’istituzione di un referendum per chiedere l’espropriazione statale degli immobili di qualsiasi proprietario che possieda più di 3.000 appartamenti in città. Lo scopo: arginare l’emergenza abitativa e riportare gli affitti a prezzi accessibili, liberandoli dalla dittatura del mercato. Una sorta di ritorno del socialismo nella ex capitale della Germania orientale?

🏡 In realtà, in un paese in cui la proprietà immobiliare fra le famiglie non è così diffusa, si tratta di un problema condiviso, e la proposta sembrerebbe trovare il favore della maggior parte dei berlinesi: secondo un sondaggio del Forsa Institute dello scorso febbraio, ben il 44% pensa che nazionalizzare gli immobili dei grandi gruppi immobiliari sia una misura ragionevole, mentre solo il 39% sarebbe contrario. La raccolta firme è già partita, capeggiata dalla campagna “Deutsche Wohnen & Co Enteignen” (che significa “Espropriare la Deutsche Wohnen & Co”), dal nome della più grande azienda immobiliare privata operante nella città: da sola, infatti, la Deutsche Wohnen deterrebbe circa il 6,8% delle proprietà in affitto a Berlino.

🧳 Approfittando della massiccia immigrazione – oltre 30.000 persone ogni anno si trasferiscono a Berlino – queste grandi società fanno salire i prezzi alle stelle, mentre gli inquilini storici vengono sbattuti fuori. Tra le tecniche adottate, quella delle ristrutturazioni di lusso obbligatorie, che gli affittuari non riescono a sostenere (da qui lo sfratto). Una situazione che ormai non riguarda più solo i giovani e gli studenti, ma anche gli ultrasessantenni, presenti in forze alle manifestazioni di sabato. E sebbene le proteste si siano allargate anche ad altre grandi città, come Monaco, Colonia e Amburgo, è nella capitale che si gioca la battaglia decisiva: qui, infatti, in dieci anni gli affitti sarebbero addirittura raddoppiati.

✍️ Ora, gli attivisti hanno sei mesi per raccogliere 20.000 firme, e tempo fino a febbraio per raccoglierne altre 170.000, necessarie per indire il referendum. Tra i sostenitori della proposta, il Partito di Sinistra (Linke), che appoggia il governo della città, mentre i Verdi sarebbero ancora indecisi. Per quanto riguarda il sindaco Michael Müller e i suoi socialdemocratici (SPD), si sarebbero dichiarati contro l’espropriazione, preferendo invece un congelamento degli affitti a cinque anni. Intanto, i berlinesi annunciano che la battaglia continua.

@annaftoro