di Valentina Mira

ROMA – Esiste una realtà carceraria pensata per uomini. Ma anche le donne commettono reati. Le discriminazioni di genere sono evidenti nel mondo del lavoro: secondo Eurostat siamo al 50esimo posto in Europa per gap salariale. Una disuguaglianza che in carcere è ancora più evidente. In Italia ci sono 58.569 detenuti: tra questi, le donne sono solo 2499, il 4% del totale. Secondo Susanna Marietti, coordinatrice dell’associazione Associazione Antigone per i diritti dei detenuti: «Lo squilibrio è tale da rappresentare un problema sociologico che ci dovremmo porre a livello di umanità».

🤝 Marietti parla non a caso di “umanità” e non di “Italia”: prendendo l’Europa nel suo complesso, le donne detenute sono tra il 4% e l’8%. Questa situazione di disparità ha diverse conseguenze. La prima la spiega la stessa Susanna Marietti: «In Italia ci sono 190 carceri, di cui solo 5 per donne. Per questo proliferano le sezioni femminili ospitate all’interno di carceri maschili». Di sezioni femminili ce ne sono circa 60, molte delle quali sono minuscole, con non più di 5-6 donne che vivono in stato di abbandono.

👩 Queste donne, isolate, fuori dal mondo, talvolta trovano speranza e forza nello sport (come peraltro è previsto dall’ordinamento dal 1975). Non sono progetti che vengono dallo Stato, nonostante la Costituzione descriva la pena come un modo per rieducare e reinserire, e non come una sorta di vendetta.

⚽️ Uno di questi progetti parte dall’iniziativa di alcune persone comuni, semplicemente capaci, tra le altre cose, di solidarietà, come la calciatrice Carolina Antonucci della polisportiva Atletico Diritti. Lei è stata tra le organizzatrici di un’iniziativa partita a ottobre 2018 e da poco conclusa: calcio femminile a Rebibbia. L’esperienza ha riscosso grande successo tra le donne detenute, anche perché, spiega Carolina: «Di solito c’è poca scelta per loro. Le attività più praticate sono pallavolo, danza, perfino zumba». Insomma, se gli stereotipi di genere imperversano nella società, in carcere sembrano amplificati e, anzi, incentivati.

📊 Ed ecco un ultimo dato, sempre fornito da Antigone: gli uomini detenuti cui è consentito di praticare sport sono il 28,1%, mentre le donne solo il 5,8%. Davanti a una disparità del genere, il minimo che si può fare è sperare che l’esperienza del calcio femminile a Rebibbia venga replicata. E togliersi il cappello, di fronte a donne che sanno prendere a calci i cliché.

@valentinamira_

(disegno: Anastasia Giacomi)