di Maria Panariello

ROMA – “I giovani se non vogliono cambiare il mondo nascono vecchi. Noi siamo quelli che forniscono loro gli strumenti”. Nella cornice del Teatro alla Scala di Milano, il Presidente Giuseppe Guzzetti, al termine del suo mandato ormai ventennale, ha ripercorso l’impegno filantropico della Fondazione Cariplo, senza tralasciare quello che accade oggi nel Paese.

🤝 Dalla guerra agli ultimi all’esclusione sociale, dalla povertà all’abbandono delle periferie, con i recenti fatti di Torre Maura, a Roma, dove “un adolescente di 15 anni è stato lasciato solo ad affrontare una ventina di facinorosi”. Cariplo da sempre segue queste direttrici: giovani, ex detenuti, minori in stato di povertà.

🌈 “Abbiamo sempre creduto nell’importanza di dare una speranza ai soggetti fragili, mentre oggi nel Paese c’è chi soffia sulle paure dei cittadini” – dice Guzzetti, sottolineando le buone relazioni che hanno legato e legano la Fondazione al Comune di Milano, con la giunta Giuliano Pisapia prima e con quella di Beppe Sala oggi. Due uomini dello Stato, che rappresentano la funzione pubblica al fianco del privato sociale, sempre più necessario, secondo il Presidente, in una democrazia che voglia dirsi pluralistica. “Lo Stato non può fare tutto da solo e il privato sociale gli da una mano a realizzare quello che serve a costruire una società più giusta”.

👨‍👩‍👧‍👦 Negli ultimi sei anni, la Fondazione ha investito 970 milioni di euro in Arte e Cultura, Servizi alla Persona, Ambiente e Ricerca Scientifica e Tecnologie. Un vero “welfare di comunità”, che ha l’obiettivo di far rinascere quartieri e aree del Paese, per far viaggiare tutti alla stessa velocità.

Non poteva che essere “Futuro (per) il prossimo” quindi il titolo dell’evento della Fondazione, per salutare l’era del “post Guzzetti”. Il reading di un passo tratto da I Promessi Sposi dell’attrice Sonia Bergamasco; il Va Pensiero cantato dai detenuti de La Nave del Carcere di San Vittore, i bambini del Coro delle Voci bianche dell’ Accademia Teatro alla Scala. Un programma non scontato, che sembra urlare, in questa Italia “di dolore ostello”, che nessuno deve restare indietro.

@mariapana14