di Giulia Polito

🗞 Nelle prime ore della mattina sembrava che la notizia fosse la deposizione di Vittorio Tomasone, generale dell’Arma dei Carabinieri e all’epoca dei fatti comandante provinciale di Roma. Invece sul caso Stefano Cucchi è esplosa nuovamente una bomba. Ad accendere la miccia è il pm Giovanni Musarò in apertura dell’udienza nel processo bis in Corte d’Assise. L’accusa ha infatti depositato nuove carte con le prove di falsi e di omissioni del Comando provinciale dei Carabinieri. Documenti che all’inizio delle indagini trassero in inganno anche l’allora ministro della Giustizia Angelino Alfano. Fu proprio lui che il 3 novembre 2009, in Senato, puntò il dito contro gli agenti della polizia penitenziaria che ebbero in custodia il geometra 32enne.

👨‍✈️Per Tomasone, ascoltato questa mattina, quello di Cucchi «fu un arresto normale». Appresa la notizia il generale ha dichiarato oggi di aver svolto le verifiche necessarie e chiesto ulteriori informazioni: dalla chiamata del 118, all’udienza di convalida fino alla consegna alla polizia penitenziaria. A seguito della morte di Stefano, Tomasone convocò una riunione con tutti coloro che erano stati presenti all’arresto, per ascoltarli e rileggere le relazioni. «Ho dedotto così il convincimento che non vi potevano essere responsabilità».

👨‍⚖️ Secondo l’accusa invece «si è giocata una partita truccata con carte segnate. Una partita sulle spalle di una famiglia». Nel corso dell’udienza Musarò ha spiegato che sono due le circostanze su cui l’accusa ha lavorato alla luce dei nuovi elementi: la ricostruzione dei fatti e l’aspetto medico legale. Le prime annotazioni dell’Arma, ritenute false, comparvero solo il 26 ottobre, dopo diversi giorni dalla morte di Stefano. Su queste il ministro Alfano ha dichiarato il falso quando rispose in Senato al question time di Roberto Giachetti.

📄L’altro aspetto sottolineato dal pm è che negli atti ufficiali dell’Arma dei Carabinieri, tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre 2009, erano già riportate alcune conclusioni scientifiche, ad esempio il fatto che «non c’era un nesso di casualità tra le botte la morte di Cucchi». Ma i medici legali sono stati nominati dalla Procura di Roma solo 6 mesi dopo.

👩 «Da sorella di Stefano e da cittadina sono disgustata» ha dichiarato Ilaria Cucchi a margine dell’udienza. «Quello che è successo è spaventoso, i depistaggi sono cominciati subito dopo la sua morte e continuano ancora oggi in quest’aula». Ed è certo che come sottolineato da Musarò sul caso Cucchi «si gioca la credibilità di un intero sistema».

@GiuliaPolito

(foto: Associazione Stefano Cucchi – Onlus)