di Anna Toro

ROMA – Nel 2018 una democrazia liberale europea ha condannato al carcere più artisti che i regimi autoritari in Turchia, Iran, Russia. Si tratta della Spagna che, con 14 musicisti perseguiti e arrestati, si porta avanti su Egitto e Cina (sei ciascuno), Turchia (quattro), Iran (tre), Russia, Malawi e Tunisia (uno). E’ uno dei dati più sorprendenti che emergono dal nuovo rapporto di Freemuse, ONG danese che ogni anno si occupa di monitorare e documentare, paese per paese, gli abusi e le violazioni sulla libertà artistica e di espressione nel mondo.

📄 Uscito il 26 marzo, il report cita ad esempio il musicista punk Evaristo Páramos, della band Gatillazo, arrestato dalla Guardia Civil spagnola per aver insultato la polizia durante un suo concerto. Ci sono i dodici musicisti del gruppo rap La Insurgencia, finiti in carcere per i testi di alcune loro canzoni che farebbero riferimento a gruppi terroristici ormai “inattivi”, come Grapo ed Eta. Mentre il 20 febbraio 2018 il rapper Valtonyc è stato condannato a tre anni e sei mesi di prigione, più una multa di 3 mila euro, sempre per “apologia di terrorismo e insulti alla famiglia reale” (il rapper si è rifugiato in Belgio, che ha rifiutato l’estradizione alle autorità spagnole).

🗣 Ma bersaglio della repressione sono anche comici e personaggi della TV, come il conduttore Dani Mateo, accusato di “aver offeso la Spagna, i suoi simboli e, di conseguenza, l’intera società democratica” durante uno sketch televisivo in cui ha finto di soffiarsi il naso sulla bandiera spagnola. O l’attore Willy Toledo, che ha affrontato problemi legali nel 2018 per aver pubblicato un commento su Facebook che avrebbe offeso “i sentimenti cristiani” della popolazione. Ci sono stati anche casi di attacchi e censure a opere d’arte che facevano riferimento all’indipendentismo catalano. In molti casi le pene sono state ridotte e i processi ancora in corso, ma Freemuse riscontra un trend che risulta in crescita in molti paesi: l’abuso della legislazione antiterrorismo – spesso accompagnato dalla soppressione di alcune libertà fondamentali – “per mettere a tacere artisti che criticano i governi o mettono in discussione i valori della società”.

 Nel caso di regimi autocratici e oppressivi si arriva anche a veri e propri attacchi fisici – oltre a censure, arresti e intimidazioni. Il nuovo report di Freemuse, che analizza 673 casi di violazioni della libertà artistica in 80 paesi, riporta nel 2018 addirittura l’uccisione di quattro artisti: due in Pakistan, uno in Brasile e uno in Bangladesh. Altri 14 artisti sarebbero stati aggrediti. Almeno 157 sono stati imprigionati o detenuti in 29 paesi. La censura risulta praticata in almeno 60 paesi, interessando 1.807 artisti e opere d’arte. Musica, cinema e arti visive sono tra le prime forme d’arte prese di mira. Infine, la libertà di espressione dei musicisti è stata limitata in 55 paesi, con un terzo di tutti i casi documentati che si sono verificati in Nigeria, Russia e Turchia.

@annaftoro