di Anna Toro

🙍‍♀️ROMA – Virginia Raggi verrà ricordata come la prima sindaca che chiude le case delle donne? Le ultime performance non fanno ben sperare: dopo le vicende che hanno portato all’annuncio di sfratto per la Casa Internazionale delle Donnedalla storica sede di Trastevere, ora è la volta della casa rifugio Lucha y Siesta, che a sua volta rischia la chiusura. E’ di ieri, infatti, la bocciatura della mozione presentata da Stefano Fassina (Sinistra Italiana) con cui si chiedeva di regolarizzare la posizione del centro. E il muro di sbarramento, durante il voto della mozione, è arrivato proprio dai consiglieri pentastellati, con sei voti favorevoli a fronte di ben 29 astensioni.

🏡 Situata in via Lucio Sestio, tra i quartieri romani Don Bosco e Appio Claudio, la realtà di Lucha y Siesta è diventata in 11 anni di attività un punto di riferimento del quartiere, a metà tra centro antiviolenza, casa rifugio, casa di semi autonomia e luogo di elaborazione politica femminista. Completamente autogestito, il centro è sede di uno sportello di ascolto e di consulenza legale, ma non solo: c’è la biblioteca, una sala giochi per i bambini frequentata e gestita dalle famiglie della zona, locali per corsi di yoga e ginnastica, una sartoria artigianale, un centro di consulenza psicologica.

🤝 Ultimo ma non meno importante, Lucha y Siesta è dotato di quattordici stanze che ospitano le donne in fuga dalla violenza dei loro compagni, mariti e familiari. Se si pensa che in tutta Roma il Comune dispone di soli 20 posti adibiti a rifugio per le donne – la Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne ne prevedrebbero 300 – si capisce come la chiusura di questo luogo andrebbe a danneggiare e impoverire una situazione già di per sé drammatica.

🚌 Perché allora la giunta capitolina ha bocciato la mozione con cui si voleva regolarizzare la situazione di questo centro? Non che ci si sorprenda, vista la “tendenza allo sgombero” di questi ultimi tempi. In questo caso, però, la questione ha a che fare anche con il bilancio dell’Atac, l’azienda pubblica del trasporto romano, che è la proprietaria dell’immobile. L’azienda chiede che lo stabile, occupato dal 2008, venga lasciato libero per sanare i debiti relativi alla procedura fallimentare di concordato preventivo cui ha avuto accesso nel 2018.

👩‍💼La presidente della commissione Politiche Sociali Agnese Catini (M5s) ha parlato di “ritardo” con cui le attiviste della casa rifugio si sarebbero rivolte alla giunta. Parole subito smentite dalle attiviste della casa, che in un comunicato hanno riportato, data per data da dicembre 2017, tutti i loro tentativi di contatto con la giunta per il raggiungimento di una soluzione. Non rinunciano, tuttavia, ad invitare ancora una volta la sindaca a visitare la Casa. “Altrimenti – scrivono – il suo silenzio diventerà effettivamente un chiaro atto politico contro le donne e i/le bambini/e che hanno vissuto, vivono e potrebbero vivere nella Casa delle Donne Lucha y Siesta”.

@annftoro

(Foto: pagina Facebook Lucha y Siesta)