di Valentina Mira

ROMA – Un incontro al tribunale penale di Roma per fare il punto sul decreto Sicurezza. L’appuntamento di martedì, organizzato da Md – Magistratura Democratica e Associazione Studi Giuridici Immigrazione, è stato quanto di più simile a un brainstorming tra giuristi con un’unica finalità: trovare il modo – o meglio, i modi – per interpretare il decreto Sicurezza in maniera più favorevole ai migranti. A ottobre, infatti, la norma ha abrogato la protezione umanitaria, limitando dunque ulteriormente la libertà di chi viene qui. Anche dopo viaggi della speranza e torture in Libia. Già allora, il presidente della Repubblica Mattarella inviò una lettera abbastanza irrituale al premier Conte, in cui c’era scritto che, anche se non specificato nel decreto, rimanevano fermi gli obblighi dettati dalla Costituzione e dal diritto internazionale.

🤝 È seguendo questa linea che Marco Benvenuti, professore di diritto pubblico all’universitàSapienza Università di Roma, durante l’incontro ha tirato fuori dal cilindro una citazione, oltre a dei consigli molto pratici. Riportando delle parole del libro “Antigone e Porzia” di Tullio Ascarelli, ha dichiarato che ci sono due modi di porsi rispetto alle leggi ritenute in qualche misura ingiuste: o come Antigone, in aperto scontro, o come Porzia (“Il mercante di Venezia”), e cioè non mettendo in discussione la legittimità di quelle leggi, ma interpretandole sulla base del sistema generale. «È questo il modo di trasformare la tragedia in commedia», ha aggiunto Benvenuti. Diversi i consigli diretti ad avvocati e giuristi per tutelare i migranti. Il più importante tra questi è l’invito a ricorrere più frequentemente alla protezione sussidiaria. L’istituto è sempre stato molto più utilizzato in altri Paesi europei che in Italia, ma basandosi su diverse sentenze della Cedu (Corte europea dei diritti dell’uomo) in materia, è possibile ampliarne il campo di applicazione.

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