di Valentina Mira

ROMA – Lo scorso venerdì 5 aprile sono usciti i risultati di un’indagine che non ha precedenti nella storia del giornalismo italiano. E forse non è un caso, evidenzia la scrittrice Giulia Blasi su Twitter, se la notizia è stata fatta passare sotto traccia: si tratta della prima indagine nella storia delConsiglio Nazionale Ordine Dei Giornalisti sulle molestie sessuali nei confronti delle giornaliste. E i risultati dipingono una realtà spaventosa.

👩‍🏫Il campione è di poco più di 1000 donne e in questa prima edizione non prende in considerazione le precarie, benché, come osservato dalla statistica Linda Laura Sabbadini, la giovane età e la crisi economica le rendano vittime predilette dei colleghi avvezzi a queste modalità. I dati spaventano: l’85% ha subito molestie sul lavoro, quasi sempre da superiori e nel silenzio dei colleghi. Il 35,4% è stata ricattata: lavoro contro rapporto carnale. Pare siano avvenute perfino delle violenze sessuali mai denunciate. Le pochissime che hanno cercato di farsi sentire sono state penalizzate o hanno dovuto rinunciare al lavoro.

📊 A far riflettere è anche il dato di partecipazione al questionario stesso: solo il 42% delle giornaliste dipendenti contattate ha accettato di rispondere al questionario «Temevano rappresaglie nonostante – spiega Sabbadini – la forma anonima, e questo è molto grave». Le parole usate in conferenza stampa, anche da uomini che hanno deciso di fare rete con le colleghe, sono chiare: corporativismo, giochi di potere, impossibilità di lavorare in un ambiente sano. Proprio un uomo, Stefano Romita di Stampa Romana, ha dichiarato la necessità di “dare le gambe” a questa indagine con delle misure concrete: uno sportello antimolestie, per poter tutelare le donne.

Un primo passo per indagare e iniziare a combattere un fenomeno che appare sin da subito strutturale per restituire al giornalismo la vista da entrambi gli occhi: quello maschile, sì, ma anche quello femminile.

@valentinamira_