di Luca Mattiucci

NEL 2019 ARRIVA IL GIORNALE CHE PAGA I LETTORI, CON UN MODELLO ISPIRATO ALLA FABBRICA FELICE DI OLIVETTI CHE IN QUESTI GIORNI COMPIE 110 ANNI

ROMA – Il 29 Ottobre 1907 scompariva Joseph Pulitzer. Centosette anni dopo abbiamo scelto di dedicargli la prima copertina della nostra testata. Perché a quell’idea di giornalismo ci ispiriamo. Un’idea di giornale che sceglie di essere dalla parte della gente comune.

Nessun populismo, solo la determinazione di denunciare le disuguaglianze sociali, la corruzione e l’ingiustizia che in questi anni stanno trasformando la società in cui viviamo in un’arena dove chi ha poco reputa legittimo sopraffare chi ha ancora di meno.

Restituire senso e peso alle parole che ci sono state rubate per essere tradotte in sterili slogan: diritti, lavoro, giustizia. Pulitzer si sgretola tra i pixel nella confusione di un giornalismo schiacciato da logiche di mercato assurde.

Noi quelle logiche le proviamo a spingere ancor più all’estremo per ribaltarle. Il prezzo de “Il Paese Sera” sarà sempre di 50 centesimi perché l’informazione dev’essere un diritto accessibile a tutti. E quei 50 centesimi saranno il giusto compenso per gli edicolanti, cinque volte il compenso di ogni altro quotidiano.

Un modo per dire che chi lavora va pagato e non affamato. Così come saranno remunerati ben oltre il costo orario i migranti e gli ex detenuti selezionati dalla Comunità di Sant’Egidio – Community of Sant’Egidio che si occuperanno di creare la rete di distribuzione indipendente che ogni mattina porterà il giornale in edicola.

LA REDAZIONE

Sui social network, dove abbiamo lanciato le call per i colleghi che entreranno a far parte della squadra (ancora aperte per chi volesse partecipare), siamo stati tacciati di essere discriminatori. Ma se essere discriminatori perché abbiamo scelto di evidenziare che alcuni profili fossero riservati per colleghi neo-mamme, neo-papà,
persone con disabilità, disoccupati e giovani possibilmente provenienti dalle regioni più depresse del Paese, allora sì siamo razzisti.

Lo siamo contro una società che della normalità ha fatto uno schermo per lasciare fuori l’umanità e la comprensione di chi si sente in svantaggio. Di chi sceglie di non partecipare neppure ad una call di lavoro perché tanto già sa che verrà scartato.

Una rivoluzione, si è esattamente ciò che abbiamo in mente. Una rivoluzione culturale sana, generosa e autentica. Dove esista la possibilità di uno scambio generazionale con redattori pensionati che facciano da nave scuola (gratis) per i colleghi più giovani.

È ciò che accadeva prima e creava professionisti sul campo, è ciò che oggi non accade più perché non c’è ricambio e se sei giovane, a parte qualche entrata dalla porta sul retro, la redazione per te è solo un luogo mitologico. E non parlo dei ventenni che pure la gavetta devono farla, ma dei trenta-quarantenni. Ne potremo scegliere pochi, ma non sfrutteremo nessuno. Non affameremo dei colleghi premiandoli con la firma e cinque euro al pezzo, perché pretendiamo qualità. E la qualità arriva se il lavoratore è felice di lavorare. Oggi si sopravvive, qui vogliamo provare a dire che è un diritto di tutti vivere.

UNA PIAZZA SOCIALE

Un’idea assurda di business? No, un’idea di impresa che mette il lettore al centro, non più come consumatore di un abbonamento.

Ma attore protagonista di una piazza sociale dove ciascuno porta il suo contributo. Piazze reali, come quelle dove ci riuniremo di mese
in mese non solo per raccogliere notizie ma per rendere protagonisti quei milioni di cittadini che pur non scegliendo la ribalta politica, con le loro idee stanno cambiando pezzetti d’Italia, come nel caso di Mario D’Amico intervistato nel numero a pag. 7 da Emiliano Moccia. Un modello di giornale che ha superato il dilemma tra carta e web. Tra giovani e meno giovani.

Si è arreso direbbero i vecchi media. Abbiamo intuito il futuro diciamo noi.

Saremo infatti il primo giornale in Italia con un’interfaccia, simile in tutto e per tutto a quelle degli altri, ma con due grandi differenze: la prima è che useremo i social come piattaforma di caricamento dei servizi.

Saranno loro il nostro portale, perché siamo liberi di poter scegliere che la nostra mission è diffondere cultura anche oltre confine, e non “accumulare clic”. Anzi di più, ci prendiamo la libertà di poter affermare che, se sul web esistono giornali che si leggono gratis e altri che chiedono un obolo per le loro preziose notizie cut and copy, noi siamo convinti che la cultura vada incentivata.

È per questo che ai lettori più assidui il giornale pagherà ogni anno il costo dell’abbonamento. Nessun trucco solo libertà di azione. Quella che deriva dall’avere un editore indipendente fatto da aziende, lettori e cittadini.

Mille padroni, nessun padrone, se non la ricerca puntuale della verità libera da condizionamenti.

Una libertà che ci permette di dire con certezza che parleremo chiaro al nostro lettore.

@lucamattiucci