di Giulia Polito

ROMA – Le strade di Algeri si riempiono. Sono migliaia, anzi decine di migliaia. Il centro cittadino sembra esplodere, la polizia spara lacrimogeni. I giornalisti protestano reclamando il diritto alla libertà di informazione. E’ da diversi giorni che le mobilitazioni si susseguono. Il 18 aprile l’Algeria sarà chiamata a votare alle elezioni presidenziali e Abdelaziz Bouteflika sembra non voler fare un passo indietro: tornerà a candidarsi nonostante l’età avanzata (82 anni appena compiuti) e la malattia. Soprattutto, nonostante le accuse di corruzione a cui il presidente, salito al potere per la prima volta nel 1999, si è già sottratto una volta nel 1981.

🚫 Il ricatto è l’arma che il regime di Bouteflika ha utilizzato fino ad oggi per tenere a bada le folle. L’Algeria non è certo nuova ai disordini interni: dalla guerra civile degli anni ’90 alle primavere arabe del 2010, è un paese che conta ancora le proprie vittime. E che è in cerca di un equilibrio sociale e politico difficile da costruire ed oggi ostacolato proprio dagli apparati presidenziali.

👴🏾Dall’ictus che lo ha colpito nel 2013 Bouteflika non è più apparso in pubblico. Al momento si trova a Ginevra, stando a quanto afferma il suo staff, per controlli medici. Nel frattempo il paese è nel caos, nell’indifferenza colpevole anche dell’Occidente. Dall’Algeria passano alcune delle questioni internazionali più cruciali: la crisi libica, ad esempio, oggetto del prossimo trilaterale con Tunisia ed Egitto che si terrà martedì a Il Cairo. Un ruolo recentemente riconosciuto anche dalla ministra Elisabetta Trenta all’indomani di un viaggio istituzionale proprio ad Algeri.

👣 A fine giornata un gruppo di cittadini ripulisce le strade. Le foto dei volontari armati di bidoni girano sui social network. Non è affatto un bel finale. E’ il segno dei tempi, la sincera manifestazione di un popolo che è oggi pronto a cambiare rotta, che chiede diritti e sicurezza. Ed è una miccia accesa nel cuore del nord Africa che, semmai dovesse esplodere, segnerà inevitabilmente la vita politica ed economica (anche) dell’Europa.

@GiuliaPolito