di Emiliano Moccia

🥀«Mia suocera continua a picchiarmi, e quando scappo via per tornare a casa dai miei genitori, mio padre mi picchia perché sono scappata. Non voglio essere sposata, vorrei solo tornare a scuola». Hanan ha solo nove anni. Ma il suo futuro sembra essere già terribilmente segnato. Perché la sua famiglia l’ha data in sposa ad un uomo molto più grande di lei.

👰 Hanan è una sposa bambina. E come lei, in Yemen, sono tante le piccole – anche di tre anni – date in matrimonio dalle loro famiglie ormai stremate da quasi cinque anni di guerra. Le vendono per mangiare, per comprare acqua, medicine, per non perdere la casa, per far sopravvivere gli altri figli. Sono gli effetti collaterali del conflitto tra Yemen ed Arabia Saudita che ha messo in ginocchio un Paese nell’indifferenza generale del mondo. La denuncia è stata lanciata da Oxfam Italia, a Ginevra, in occasione della Conferenza dei Paesi donatori sulla crisi che non accenna a placarsi.

👨‍💼 Eppure, quella che si sta consumando in questa parte del Medio Oriente è una delle più gravi emergenze umanitarie al mondo: secondo i dati delle Nazioni Unite oltre 65mila yemeniti sono stati uccisi o feriti e 2,3 milioni di persone sono state costrette a fuggire dalle proprie case. E a nulla sono serviti gli appelli al cessate al fuoco lanciati dall’ UNHCR Italia – Agenzia ONU per i Rifugiati. A pagarne le conseguenze sono soprattutto i civili. In soli tre mesi 670 episodi di violenza armata hanno causato 1.478 vittime civili. Di queste, il 33% erano donne e bambini, di cui 217 rimasti uccisi e 268 feriti. Gli attacchi e le violenze non risparmiano neanche le infrastrutture sanitarie ed i soccorritori. Senza contare lo spettro della carestia ed il colera che stanno provocando fame e miseria.

🏳️‍🌈 Il conflitto ha avuto inizio circa cinque anni fa e si inserisce nel grande scontro fra sauditi e iraniani per il controllo dell’area. Da una parte la coalizione di otto Paesi arabi sunniti guidati dall’Arabia Saudita, dall’altra un’alleanza fra l’ex presidente Ali Abdullah Saleh e gli Houthi, appoggiati dall’Iran. Intanto, grazie ai colloqui che si sono svolti a dicembre in Svezia, qualche giorno fa il governo yemenita riconosciuto dalla comunità internazionale e gli Houthi si sono accordati per una prima fase di ritiro dalla città portuale di Hodeidah. Ma l’intesa sta procedendo molto lentamente. E chi ne fa le spese è la popolazione, comprese le bambine come Hanan date in mogli per salvare quel che resta delle loro famiglie.

@emimoccia