di Valentina Mira

📰 Capita, talvolta, che i giornali italiani riprendano le notizie da quelli americani. È ciò che è accaduto con un articolo del New York Times dal titolo “Perché le ragazze battono i ragazzi a scuola ma perdono in ufficio?”.

🇺🇸 Il quotidiano metteva sotto la lente d’ingrandimento una delle cause del fatto che, ancora oggi, negli Usa il 95% dei capi è uomo, mentre a scuola sono le donne a primeggiare sui coetanei. Il motivo secondo il NY Times: la mancanza di autostima, una caratteristica che si succhia col latte materno. Uno studio che era tarato fin dall’inizio sul racconto di una porzione di realtà. Che però, nella versione italiana sembra non tener conto di questa parzialità.

🗞I quotidiani nostrani hanno presentato la scarsa autostima femminile come motivo principe della disparità di genere sul mondo del lavoro. Non riesci a fare carriera? Dipende solo da te.
È perché non ci credi abbastanza. È chiaro che una tesi di questo tipo ha l’effetto di colpevolizzare in blocco le donne.

💁‍♀️Due le critiche da muovere a questa interpretazione fin troppo parziale della realtà.
La prima: se si sta trattando di bassa autostima femminile, non si può non parlare contestualmente di eccesso di ego al maschile.
La seconda critica all’impostazione di quegli articoli è un invito a considerare la complessità come tale. In Italia, penultimo Paese europeo per tasso d’inclusione delle donne sul lavoro, ridurre le difficoltà lavorative a un’autostima bassa vuol dire dare un calcio in bocca a una serie di studi fondamentali. In ordine sparso: i dati sul gender pay gap, cioè il divario salariale tra uomo e donna, per cui il maschio italico guadagna circa il 13% in più della collega a parità di mansioni.

👩‍💼I dati Istat sulle molestie sul lavoro, che parlano di più di 1 milione di donne che hanno subito un ricatto sessuale. Per non parlare della maternità: in Italia, a causa del mobbing post-partum, 4 donne su 10 vengono costrette a dare le dimissioni.

👩‍🦰Ma la discriminazione è molto più di un dato statistico. È un insieme di comportamenti attivi, di costrutti duri a morire. Di storie. Storie, certo, di una parte di popolazione che non ha ancora la forza di pretendere l’ascolto. Che non dice “no” con abbastanza forza, che non parla a voce abbastanza alta. Che ha ancora troppa paura.

👨‍🦰Ma anche di un’altra parte di popolazione che confonde il suo privilegio con un merito. In un mondo sessista, se nasci uomo, sei stato fortunato. Non è merito tuo, se la tua voce è più ascoltata di altre. Sarebbe forse troppo chiedere a chi ha questo privilegio di agire in favore di chi non lo ha?

👫Un’umanità felice a metà non è un’umanità felice. Urge un cambio di paradigma. Intanto, un inizio è smettere di dare addosso alle donne, anche con articoli in cui si dà a loro la colpa di non riuscire a vivere nel mondo che meriterebbero, con l’autostima che meriterebbero.

@valentinamira_

(Disegno: Alessio Spataro)