di Erri De Luca  Coraggio e paura: tra queste due tensioni emotive oscilla la borsa valori della politica. Il coraggio è benefico, sobrio, fraterno.

La paura è tossica, scomposta, bisognosa di sfogo.

Il coraggio affronta il futuro. La paura vuole esorcizzarlo. Il coraggio analizza la situazione. La paura prende per realtà le proprie percezioni alterate. L’Italia per esempio non è un territorio invaso ma in via di evasione.

Più di cinque milioni di concittadini sono nel registro dei residenti all’estero e molti altri non si sono iscritti.

Il coraggio incrementa l’economia producendo investimenti.

La paura la deprime per autolesionismo.

Tra i suoi disturbi del comportamento c’è il razzismo, sfogo di superiorità contro il più povero. Per manifestarsi ha bisogno di due condizioni: l’incoraggiamento dall’alto e un vantaggio numerico sul posto. Dieci contro uno è la sua misura necessaria.

Se non può sopraffare, si astiene, perché il razzismo è vile.

È un fenomeno clinico di disturbo della personalità, prima di essere un atto osceno in luogo pubblico. In questo momento la paura e i suoi sfoghi siedono sul provvisorio trespolo del governo.

Il coraggio invece non ha ancora la sua rappresentanza politica. C’è tempo fino alle elezioni Europee. Questo giornale può esserne l’araldo.

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Editoriale apparso sul numero de Il Paese Sera del 29 ottobre 2018 a pag. 1