di Emiliano Moccia

«Semo messi male. Semo all’anno zero. Mancano i servizi, la solidarietà, gli ospedali, la carta igienica nelle scuole. Serve una rivoluzione coi colori e i pennarelli. Serve colorare sta città de Roma, sta nazione. Serve la partecipazione dei cittadini, perché so’ loro, i cittadini, che portano avanti sto Paese».

Mario D’Amico fissa le mura scrostate di una vecchia casa popolare, piegata dal tempo e dall’incuria. Vorrebbe salvarla, restituirgli un po’ di vita, anche l’anima se potesse. In fondo è proprio un richiamo. Perché lui sa che i colori cambiano «lo stato d’animo delle persone». E forse anche il loro destino. Lo sa perché lui ha restituito speranza e costruito pratiche di resistenza in alcuni quartieri di Roma ormai rassegnati al grigio e all’anonimato. Il Trullo, Santa Maria della Pietà, Boccea. Con i Pittori Anonimi del Trullo (P.A.T.) attraverso i murales sta portando ai cittadini la bellezza e il senso di appartenenza al proprio angolo di città.

D: D’Amico, dove sta andando l’Italia? Cosa sente quando gira per le
strade di Roma?

R: «La gente è sfiduciata, nun crede più a niente e a nessuno. S’alza per andare a lavorare, per attraversare la città in macchina o sui mezzi, torna a casa stanca e non ha manco er tempo per giocà coi propri figli, per guardarsi in faccia, per dedicarsi ai propri hobby, pe stà in famiglia. È ormai alienata da tutti e da tutto. Il bene collettivo non esiste più, anche perché gli esempi negativi arrivano dall’alto, da chi comanda, da chi ci governa ai vari livelli».

D: A Roma che clima si respira?

R: «A Roma non si capisce niente. Gli autobus non passano, negli ospedali non ci sono le barelle, la monnezza è dappertutto, le strade sono impraticabili, i Municipi non hanno personale per gestire e far funzionare i servizi, non ci sono soldi per fare nulla».

D: E per te quali sono le cause?

R: «Io ho 65 anni. Ho vissuto gli anni del boom economico, di quando la gente stava bene, di quando proprio quel benessere creava maggiore solidarietà, fiducia, senso di appartenenza. Oggi, invece, la solidarietà è venuta meno a causa della povertà, della mancanza di lavoro, del malessere diffuso. Se io ho un pezzo di pane sto ben attento a mangiarlo di nascosto, senza dividerlo con chi ne ha bisogno».

D: Crede che l’Italia sia spaccata in due? Che sia in atto una guerra
fra poveri?

R: «Sicuramente. È come se stessero mettendo delle micce per farle esplodere, perché è quello che accadrà. C’è troppa tensione sociale, troppo odio, anche causato dai politici e dalla cattiva informazione. A Roma, per esempio, l’Ater sta dando le case popolari anche ai nomadi o agli immigrati. A me sta bene, perché credo in un mondo senza frontiere, dove la gente non può scegliere il posto in cui nasce ma può scegliere il luogo in cui vive. Ma in troppi queste scelte non le comprendono, anche a causa di quello che gli viene raccontato dai media».

D: Il reddito di cittadinanza può servire a contrastare la povertà?

R: «Parto da un presupposto. A me il reddito di cittadinanza converrebbe perché non lavoro, quindi, mi spetterebbe. Ma secondo me nun serve a niente. Perché che me serve che tu Stato me dai 750 euro al mese e poi me li togli aumentando le tasse, il pane, i costi dei servizi? È come mettere la cioccolata sul piatto per stuzzicare un bambino e poi dargli uno schiaffo se allunga la mano per prenderla».

D: Da dove si riparte per migliorare le nostre città ed il nostro Paese?

R: «Si riparte dai colori e dai pennarelli, da quello che diciamo ai bambini che incontriamo nelle scuole o dalla gente nei quartiere in cui andiamo: il bene comune è di tutti. Ciascuno è chiamato a fare la propria parte. E poi si riparte da tutti quei cittadini di buona volontà che si occupano delle persone con disabilità, dell’ambiente, dell’educazione dei ragazzi. Sono questi cittadini lo Stato, quello vero. Sono loro che mandano avanti questo Paese. Se si fermassero, se scioperassero anche un solo giorno, allora per l’Italia sarebbe finita e forse finalmente chi ci governa si accorgerebbe di quanto sono importanti».

@emimoccia

IL SONDAGGIO (REALIZZATO VIA @TWITTER) 👇

IL REDDITO E LA PACE FISCALE SONO:

A) SPECCHIETTI PER LE ALLODOLE (44%)
B) IDEE POCO PRATICABILI (23%)
C) SCELTE SENSATE (25%)
D) IDEE POSITIVE MA NON PER L’ITALIA (8%)

PARTECIPANTI: 143
DURATA: 48 H
DATA ELABORAZIONE: 22 OTTOBRE 2018