di Anna Toro

ROMA – Lo sviluppo dei “killer robots”, ovvero i sistemi d’arma letali autonomi, è pericoloso e può avere conseguenze nefaste per l’intera umanità. Lo affermano da sempre i pacifisti e i gruppi della società civile attenti alla tematica degli armamenti. Ma cosa succede se anche gli scienziati – cioè coloro che in questo settore ci lavorano e lo conoscono bene – si uniscono al coro di allarme? Significa che forse la questione inizia a diventare urgente ed è tempo, anche da noi in Italia, di aprire un dibattito serio e ragionato sul tema. E’ questo il senso dell’appello, presentato questa settimana presso la sede di Archivio Disarmo, in cui ricercatori italiani di intelligenza artificiale, robotica e informatica e discipline collegate chiedono che anche il nostro Paese prenda una posizione decisa verso la messa al bando delle armi autonome.

💀Si tratta infatti di sistemi d’arma che, nelle intenzioni degli eserciti che li stanno progettando, dovrebbero essere in grado di attivarsi e scegliere il proprio bersaglio in maniera autonoma, decidendo inoltre se e quando colpirlo. Con tutti i dilemmi etici e giuridici che ne conseguono: il loro sviluppo rappresenta infatti “una grave minaccia per il rispetto delle leggi umanitarie nei conflitti; può interrompere la catena di comando e controllo, che consente di individuare i soggetti responsabili per eventuali crimini di guerra; dà a delle macchine la possibilità di decidere della vita o della morte di un essere umano; impedisce alle potenziali vittime di fare appello all’umanità condivisa degli avversari”. Tutti casi in cui riconoscere il contesto è fondamentale ma, per il momento, al di là delle capacità della macchina. Senza dimenticare i pericoli di hackeraggio, di escalation dei conflitti, o l’imprevedibilità di questi sistemi d’arma autonomi nel caso si trovassero a interagire tra loro su campi opposti.

👨‍🏫 Scenari quasi da fantascienza, ma che sono più vicini di quanto si pensi, data la velocità con cui procede la ricerca in ambito militare. Per questo l’appello – elaborato grazie al contributo di esperti dell’USPID, l’Unione degli Scienziati per il Disarmo, nell’ambito della Campaign to Stop Killer Robots e firmato già da 110 scienziati e ricercatori – si rivolge soprattutto al Governo e al parlamento italiani affinché si attivino “nelle sedi politiche nazionali e negli opportuni forum diplomatici internazionali”. Punto di vista che si sposerebbe non solo con la linea europea nell’ambito della Convenzione delle Nazioni Unite su certe armi convenzionali, ma anche con l’opinione della maggioranza dei cittadini italiani: secondo i risultati di un sondaggio sul tema elaborato e condotto dall’Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo – IRIAD (membro di Rete Disarmo) “la contrarietà degli italiani alle armi autonome è netta, e raggiunge il 70%”.

@annaftoro