di Anna Federica Toro –

L’AQUILA – A dominare sono i ponteggi, i tubi e le impalcature, le reti e gli sbarramenti, sovrastati da decine di gru che vegliano dall’alto. Camminando per le vie dove passarono Carlo Martello e Carlo D’Angiò, in una domenica qualsiasi, l’eco dei passi è l’unico nemico del silenzio. Lo stesso iniziato con un boato la notte del 6 aprile 2009. Il sisma di magnitudo 6.3 che ha provocato 309 vittime, 1.600 feriti e 70 mila sfollati.

Sotto le geometrie metalliche fantascientifiche s’intravede lo splendore di quello che è stato un tempo questo luogo e di quello che forse sarà, fra un’altra decina d’anni a sentire i sospiri dei cittadini. Perché la ricostruzione post terremoto è lunga, affronta fasi diverse e ostacoli di ogni tipo che spesso riflettono l’incapacità della politica nazionale e delle amministrazioni di far fronte non tanto all’emergenza, quanto a ciò che accade dopo.

Lo sanno bene anche in Centro Italia, dove la terra continua ancora oggi a tremare. Ma a due anni dai terremoti che hanno colpito i territori di Marche, Umbria e Lazio la ricostruzione sembra essere ancora un miraggio.

É l’Italia delle macerie, della disorganizzazione e della burocrazia, dove le scelte vengono imposte dall’alto e il cittadino risulta non pervenuto.

«Un rischio enorme – commenta l’ex ministro italiano per la Coesione territoriale Fabrizio Barca – Il coinvolgimento dei cittadini in questi processi è sempre fondamentale per capire le loro aspirazioni e accogliere la loro conoscenza. Diventa essenziale quando c’è uno shock naturale come il sisma, perché il sisma distrugge le relazioni umane. E se viene meno la fiducia nelle istituzioni, come forse sta succedendo in alcune zone dell’Italia
centrale, quei posti non verranno mai più abitati».

Succede nei piccoli comuni, sia montani che della costa, che rischiavano lo spopolamento anche prima del terremoto. Ma succede anche all’Aquila, dove si è optato per una ricostruzione a due velocità: prima quella privata poi quella pubblica, appena iniziata e soffocata dalla burocrazia.

«Hanno provato a far rivivere il centro rimettendo subito a nuovo almeno il Corso principale, ma non è servito – racconta Sara Vegni, attivista aquilana e tra i promotori del Festival della Partecipazione che ogni anno si svolge nel capoluogo abruzzese – Una città non è solo case e tetti sulla testa, che certo sono fondamentali, ma anche servizi, luoghi sociali, aggregativi, pubblici».

Una questione di priorità, che non sono uguali dappertutto: «L’Emilia Romagna colpita dal sisma è partita dalla scuola, per dedicarsi poi al lavoro e alle case. Sono coloro che hanno reagito meglio al disastro» – spiega Silvia Frezza, insegnante all’istituto aquilano di Sassa “Gianni Rodari” e presidente del comitato Oltre IL MUSP (moduli ad uso scolastico
provvisori ndr).

📍IN AULA NEI CONTAINER
La questione delle scuole è la fotografia dello stato dell’arte: a dieci anni dal terremoto dell’Aquila, i bambini fanno ancora lezione nei container allestiti durante l’emergenza per il rientro a scuola degli studenti a Settembre 2009. Ne furono aperti 36, gli stessi di oggi.

Nessuna scuola è stata ricostruita, ed è comprensibile che molte famiglie abbiano deciso di abbandonare il territorio: le iscrizioni perse si stimano siano 800. Eppure, ci sono 45 milioni di euro disponibili già dal 2013- 2014, ma nessuno sa dire dove siano.

Così come restano tutt’ora un mistero gli indici di vulnerabilità sismica delle scuole rimaste in piedi. Un problema che non riguarda solo L’Aquila: l’ultimo rapporto di Cittadinanzattiva Lazio sulla sicurezza delle scuole in Italia parla di “Un crollo ogni quattro giorni di scuola, tre scuole su quattro senza agibilità statica, e solo una su venti in grado di resistere ad un terremoto”.

Al Sud e al Centro va peggio che al Nord. E i disastri naturali non fanno che accentuare questa spaccatura del Paese, che fatica a risollevarsi, e dove il tessuto sociale sembra sfaldarsi ogni giorno di più. A L’Aquila la decisione di trasferire gli sfollati del centro nelle cosiddette “new town” si è rivelata deleteria. Si tratta dei 19 complessi creati intorno alla periferia della città per contenere l’emergenza abitativa dopo il terremoto.

“UNA CITTA’ NON E’ SOLO CASE MA ANCHE LUOGHI SOCIALI”

«Questo ha rimescolato un po’ tutte le carte rispetto alla socialità e alle reti sociali preesistenti – spiega Alessandro Vaccarelli , docente di pedagogia generale e sociale dell’Università degli Studi dell’Aquila – Mentre i bambini crescono con l’idea di una città che non riconoscono o non hanno mai conosciuto: per loro una sorta di straniamento, che alla lunga si può trasformare in forme di disagio sociale».

Se a questo si aggiunge la mancanza di occupazione cronica di questi territori, si capisce come per molti giovani restare sia diventata una sfida: quella per riconquistare i propri spazi e il proprio futuro in una città che ha perduto il suo cuore pulsante. L’esasperazione e la voglia di cambiamento è stata talmente forte da prendere derive inaspettate. Come per la clamorosa vittoria alle elezioni comunali di giugno 2017 del sindaco Pierluigi Biondi, del partito di ultradestra Fratelli d’Italia, in una città roccaforte del centrosinistra. Un preludio di quella che sarebbe stata di lì a poco la disfatta del Partito Democratico su scala nazionale. «Oltre agli errori commessi su vari fronti negli ultimi dieci anni, il Partito di sinistra ha messo in campo un candidato debole – spiega Mattia Fonzi , giornalista aquilano – Dall’altra parte, il sindaco Biondi è stato abile a presentare la sua come un’operazione civica da destra, senza il bisogno di utilizzare la retorica anti-straniero che ci si aspetterebbe dalla sua area politica». Fonzi racconta di una città che non è certo
esente dal clima di chiusura e paura che si respira a livello nazionale – «siamo pur sempre in Italia» – ma tiene a sottolineare la solidarietà ed empatia istintiva che accomunano chi ha perso tutto a causa di un disastro naturale, come gli ex terremotati, con chi ha perso tutto a causa di una guerra.

RISCHIO LAVORO NERO
Quelle stesse persone che spesso si ritrovano di giorno nel cantiere della città, al lavoro per restituire agli aquilani il loro centro, la loro identità e memoria. Qui sì che il lavoro abbonda, ma il malaffare è dietro l’angolo.

Una recente ricerca dell’Osservatorio dei flussi di manodopera della Prefettura dell’Aquila ha rilevato nei cantieri della zona situazioni di precarietà, sfruttamento, lavoro irregolare e sommerso. Sempre quest’anno a Macerata la CGIL Confederazione Generale Italiana del Lavoro aveva denunciato la cosiddetta “giungla delle Sae”, le Soluzioni Abitative di Emergenza destinate alle famiglie delle zone terremotate del Centro Italia, con situazioni simili a quelle del caporalato nelle campagne del Sud Italia. Così, la ricostruzione si allontana ancora: quella materiale dei territori feriti e lasciati indietro, ma anche quella morale. Una fiducia dura a ricostruirsi.

NOTE: Il servizio è stato realizzato dal giornalista inviato sul campo dal 12 al 14 Novembre 2018 

FONTI UTILIZZATE 👇

– Comitato Oltre il Musp
– Accesso Open Data Roma Palazzo Chigi Governo Italiano
– Opendatacostruzione.gssi.it
– Cittadinanzattiva Onlus

SCOPRIRE L’AQUILA

VIAGGIARE: In auto è possibile raggiungere L’AQUILA utilizzando l’A24 Roma . Teramo – L’Aquila, In autobus da Roma e da Pescara con le autolinee TUA (www.tuaabruzzo.it).

VISITARE: Basilica di Santa Maria di Collemaggio – Gravemente danneggiata dal sisma è stata riaperta la notte di Natale del 2017, tornata al suo splendore dopo due anni di lavori di restauro ha riaccolto nel suo mausoleo le spoglie di Papa Celestino V.

LA CURIOSITA’: A pochi km dall’Aquila si trova il borgo di Santo Stefano di Sessanio, tra le colline abruzzesi nel Parco Nazionale Gran Sasso. Era quasi totalmente spopolato quando, a fine anni ’90, l’imprenditore Italo-svedese Daniele Kihlgren ha deciso di ristrutturarlo e riportarlo a nuova vita, creando l’albergo ecologico diffuso di Sextantio | Santo Stefano di Sessanio | Albergo Diffuso, in pieno stile medievale. Costruito, nel rispetto delle norme antisismiche, il borgo non è stato intaccato dal sisma del 2009.

PER SAPERNE DI PIU’ 👇
– Il disastro, Francesco Erbani, Edizioni Editori Laterza
– Il Buco Nero, Giuseppe Caporale, Garzanti Libri

LA RECENSIONE 👇
“Bella Mia”, Einaudi editore
pp.182 – € 12,00 – Anno 2018
Autore Donatella Di Pietrantonio

Racconta la storia di Caterina, che perde sua sorella gemella nel sisma dell’Aquila del 2009. Si troverà a dover fare da madre al nipote Marco, in un lungo processo di adattamento reciproco in cui ognuno dovrà affrontare il trauma del presente, facendo i conti col passato. Vite da ricostruire.

@annaftoro