di Giulia Polito

ROMA – Che la Tanzania non brillasse nella classifica della libertà di stampa si sapeva, che arrivasse a questo punto non era immaginabile.
Il caso che proprio in questi giorni ha interessato The Citizen, il maggiore quotidiano inglese in Tanzania, è emblematico. Su decisione del Governo, guidato dal presidente John Pombe Magafuli, il giornale è stato sospeso per sette giorni.

📇 La decisione è arrivata a seguito della pubblicazione di due articoli. Il primo riguardava le preoccupazioni sollevate dal parlamentare statunitense Bob Menendez circa le libertà civili nel Paese africano. Il secondo aveva invece denunciato un crollo dello scellino locale contro il dollaro Usa.

👴🏿Il portavoce del Governo Hassan Abbas ha spiegato che dopo un’attenta analisi degli articoli in questione si è deciso di ricorrere alla sospensione del giornale perché le notizie pubblicate sono state ritenute «fuorvianti e unilaterali». L’autore del pezzo pubblicato da The Citizen, ha spiegato il portavoce, non avrebbe interpellato le autorità competenti, il Governo centrale e la Banca di Tanzania, riportando così solo ad una parte di verità.

💁‍♀️ Non è la prima volta che il Governo della Tanzania interviene sulla stampa. Nonostante la Costituzione garantisca il diritto dei cittadini ad essere informati, il Media Services Act del 2016 conferisce al Governo il potere di limitare l’indipendenza dei media. L’ultimo atto ha sostituito il Newspaper Act del 1976, ritenuto ancora più restrittivo. In principio salutata come una legge moderna e al passo con le convenzioni internazionali sulla stampa, il Media Services Act rappresenta ancora oggi uno strumento di controllo e di repressione esercitato dal Governo sui media locali. Non è certo un caso che già a distanza di un anno dall’approvazione le autorità siano intervenute su ben quattro giornali per impedire, a loro dire, la diffusione di informazioni false. I vecchi vizi sono sempre i più duri a morire.

@GiuliaPolito