di Valentina Mira

ROMA – Intendere il ruolo del giudice non in senso punitivo né di mero burocrate, ma come colui che è chiamato a difendere i diritti dei più deboli. È questa la direzione in cui vuole andare Md – Magistratura Democratica, che presenta il suo XXII congresso scegliendo una vignetta di Vauro.

👨‍⚖️Il presidente di MD, Riccardo De Vito, ha sottolineato come quel “dalla parte dei sommersi” non sia una presa di posizione politica, quanto piuttosto il tentativo di ricalibrare il ruolo del giudice «riportandolo al cuore di quello che dovrebbe essere». Stare dalla parte dei sommersi significa difendere la Costituzione. Seguendo questa linea, De Vito parla della necessità per i magistrati di «dialogare con realtà al di fuori di quelle prettamente giuridiche».

🎼Questo è il primo anno in cui gli incontri avranno una colonna sonora: a pochi mesi da quando se ne è appropriato Salvini, citandolo, Magistratura Democratica riprende De André ma lo fa chiedendo il consenso alla famiglia. Una scelta, quella di aprire e chiudere gli interventi proprio con De André, che la figura del giudice la dipingeva con durezza drammaticamente caricaturale, che equivale a una sorta di autocritica della categoria, o comunque a un’esortazione a scegliere bene.

👨‍🌾Prima dei lavori congressuali che si terranno al centro Roma Eventi-Fontana di Trevi dall’1 al 3 marzo, il 28 febbraio al tempio Sikh di Borgo Hermada (Latina) ci sarà un primo incontro sullo sfruttamento nel lavoro con la comunità sikh. Una scelta sociale ancor prima che politica, in difesa dei lavoratori che venivano picchiati dai caporali, lavoravano 14 ore al giorno per 300 euro, il tutto a soli 100 km da Roma.

💁‍♂️Il giornalista Marco Omizzolo racconta: «15 anni fa incontrai le istituzioni locali e mi fu risposto: “Caro mio, noi gli indiani li vediamo soltanto nei film di John Wayne”». Il congresso è dedicato al giudice Murat Arslan, incarcerato in Turchia, un’altra scelta che va «in direzione ostinata e contraria».