di Valentina Mira

ROMA – Lorenzo Orsetti è morto mentre combatteva contro l’Isis. Lottava a fianco del popolo curdo per la costruzione di una società basata sull’inclusione, sulla parità tra sessi e tra razze. Nessuno può dire di non essersi sentito toccato nelle sue corde più profonde dal suo sacrificio. Media e istituzioni lo hanno ricordato come eroe. Diversa la sorte dei suoi compagni e delle sue compagne: chi è tornato vivo in Italia dopo averci difesi dall’Isis ha ricevuto, e sta ricevendo, un trattamento molto differente. A raccontarcelo è uno di loro, Davide Grasso.

👩‍💻Salvini ha scritto sui social “Una preghiera per Lorenzo e disprezzo per i suoi infami assassini”, ma in molti lo hanno definito ipocrita.
👱‍♂️ Quel post era positivo solo all’apparenza, ma se osserviamo bene il suo atteggiamento ci sono dei problemi. Contro quei combattenti italiani che sono ancora in vita e che sono tornati qui, tra cui me, sono state proposte delle misure di sicurezza. Così le questure di Torino e di Nuoro, in Sardegna, hanno avviato dei procedimenti contro chi ha combattuto l’Isis. Ma le questure di Torino e Nuoro dipendono dal ministero degli Interni, quindi è stato proprio Salvini a ordinare queste misure.

👩‍💻Quindi i morti sono eroi, i vivi criminali?
👱‍♂️ È strano che da un lato voglia rovinare la vita a chi ha combattuto contro l’Isis, e dall’altro spinga a pregare per chi in quella guerra è caduto. O l’una o l’altra. Quando si tratta di una persona che è morta bisognerebbe avere rispetto, e se non si ha qualcosa di sincero da dire c’è sempre la possibilità di tacere.

👩‍💻Perché dici “rovinare la vita”? Quali sono le misure che vorrebbero attuare nei vostri confronti?
👱‍♂️ Se dovessero essere approvate, ci toglierebbero la patente e il passaporto. Ci espellerebbero dalla nostra città. Ci imporrebbero di tornare a casa alle sette di sera e di rimanerci fino alle sette di mattina. Non potremmo riunirci con più di due persone e infine non potremmo partecipare a eventi pubblici né parlare in pubblico. In quel caso, quindi, io non potrei nemmeno rilasciare interviste come questa.

👩‍💻 Coprifuoco, divieto a riunirsi. Sembra una misura che arriva dal passato…
👱‍♂️ Sì, si tratta di una legge speciale fatta durante il fascismo, che non prevede neanche un processo per limitare la libertà in questo modo. Lunedì 25 marzo il tribunale di Torino deciderà delle nostre sorti (è attesa per quel giorno la decisione dei giudici sull’applicazione di misure di sorveglianza speciale per i cinque combattenti italiani dell’unità curda, ndr). E questo proprio negli stessi giorni in cui si dice, giustamente, che il nostro amico Lorenzo che è caduto in battaglia ha fatto la cosa giusta a combattere contro l’Isis. Insomma, un’Italia un po’ confusa.

👩‍💻L’idea è quindi quella di penalizzare i combattenti che sono tornati invece di provvedere al loro reinserimento?
👱‍♂️ È chiaro che questo tipo di misure non può avere nessun tipo di funzione nel reintegrare in una società pacifica chi è andato in guerra. Sarebbe invece utile magari offrire un supporto psicologico, come succede con i soldati di eserciti regolari, ad esempio. Di sicuro non è buttandoci fuori da Torino, obbligandoci a lasciare il nostro lavoro, i nostri contatti e i nostri affetti, annullando i nostri diritti civili che ci reintegri. Questo non è prendersi cura delle persone che hanno combattuto contro l’Isis, ma solo criminalizzarle.

@valentinamira_