di Giulia Polito 

ROMA – «Che si è messa in testa, la storpia vorrebbe nuotare?». Per i bambini la disabilità rappresenta spesso un mondo sconosciuto dove le persone sono “strane”, nei corpi così come negli atteggiamenti. Ma la curiosità è una delle maggiori forze dell’infanzia. Quando gli adulti scelgono di aiutarli a veicolarla positivamente verso gli “storpi” e le persone “strane”, i bambini hanno davvero la capacità di diventare i protagonisti dell’inclusione in società.

La piccola Yu’er e il nonno Doubao girano per le strade della Pechino disegnata dal maestro della graphic novel cinese Nie Jun ne “I racconti dei vicoletti” (edito in Italia da Bao Publishing) seminando magia. Lei, che non ha più l’uso delle gambe, gira su un carretto trascinato dal nonno. Sogna di imparare a nuotare e di vincere un giorno le Paralimpiadi sotto lo sguardo scanzonato dei bimbi del quartiere. Ma non ci sono piscine che accettano di darle lezioni.

«Ho capito, neanche loro mi vogliono…».
«Sono stato io a dire di no, quella piscina sembrava uno stagno!».
Il nonno Doubao tenta di costruire un mondo a sua misura, scontrandosi quotidianamente con la realtà delle barriere architettoniche e culturali che rendono la vita delle persone con disabilità sempre difficile. Ma qui, tra i tratti delicati e i colori acquarellati di queste pagine, tutto è possibile. Ecco allora che il nonno decide di legare la nipotina al ramo di un albero e di darle lezioni di nuoto: la sospensione in aria simula quella dell’acqua. E Yu’er, la piccola storpia, diventa subito la bambina più invidiata. Il suo corpo che fluttua nell’aria non suscita più timore, bensì ammirazione. I bambini fanno il tifo per lei che non solo ha imparato a nuotare, ha soprattutto imparato a volare.

Nei fumetti la chiamiamo magia. Ma nella realtà, dove l’inclusione e l’accessibilità non hanno certo bisogno di effetti speciali, la chiamiamo empatia.

La storia di Giacomo inizia 22 anni fa, nella periferia sud di Reggio Calabria. Un bambino apparentemente come tutti gli altri che ha presto rivelato, a soli 4 mesi di vita, un male grande. Prima le crisi di pianto, poi gli spasmi epilettici e il ricovero. Oggi Giacomo ha una diagnosi di sindrome di Lennox Gastaut, encefalopatia epilettica farmacoresistente che colpisce circa 2 nati ogni 10 mila. Una malattia rara e una condizione pesante soprattutto in un Paese in cui la ricerca scientifica non è sostenuta a dovere, in un’area depressa e carente di strutture, ma in cui le persone sono ancora in grado di guardarsi in faccia e di sostenersi a vicenda.

Giacomo cresce in quel tratto di costa jonica dove il vento soffia sempre forte, tra i vicoli di una periferia abituata a vivere di poche, piccole cose, un microcosmo lento come lenti sono i suoi passi e i suoi movimenti. Ha costruito le sue abitudini accompagnato dalla famiglia. Al centro del suo mondo ci sono gli abitanti di quel quartiere, testimoni silenziosi del suo percorso: il panettiere pronto ad accoglierlo ogni giorno dopo la scuola con l’incarto delle focacce, il macellaio che gli porge la busta della spesa con dentro un piccolo omaggio personale, l’anziano farmacista che farebbe di tutto per non fargli mai mancare i farmaci per lui vitali, compreso consegnarli a casa a sorpresa di domenica mattina. E ci sono anche i bambini, i suoi compagni di scuola, che con l’aiuto degli insegnanti hanno saputo accoglierlo e proteggerlo creando un ambiente adatto, sostenendolo in ogni suo gesto, dalle prime recite all’asilo fino agli esami di maturità.

In un territorio da cui ogni anno migliaia di giovani fuggono a caccia di nuove opportunità, un giovane fragile ha trovato il suo posto nel mondo. La disabilità non si cura, ma l’empatia rende sempre le città un po’ più accessibili. Cedere al primordiale istinto umano di prendersi cura dell’altro rende la società più inclusiva. Ne “I racconti dei vicoletti” il quartiere color acquarello immaginato da Nie Jun impara ad accogliere la piccola storpia grazie all’impegno del nonno Doubao.

Nella realtà sappiamo per certo che anche gli storpi, con l’aiuto di tutti, possono imparare a volare.

@GiuliaPolito