di Roberto Zuccolini – 

Il Centrafrica, grande il doppio dell’Italia, ma con soli 5 milioni di abitanti, non sembra preoccupare nessuno in Italia. Eppure lì, dal 2012, è in corso un conflitto armato che ha fatto almeno 30mila vittime. Si dice che è una guerra tra musulmani selekà e cristiani anti-balakà, ma in realtà è uno scontro tra un gran numero di fazioni per la spartizione delle risorse.

Tutti contro tutti, con la popolazione che dipende ormai in parte dagli aiuti umanitari, 538.000 rifugiati nei paesi vicini,oltre 600mila sfollati interni, attacchi a ong e peacekeeper dell’Onu. Una miscela esplosiva, di fronte alla quale le grandi potenze non sono riuscite a trovare una soluzione.

Papa Francesco l’ha capito scegliendo di aprire nella capitale Bangui la prima Porta Santa del Giubileo. Poi, nel giugno 2017 è stata firmata a Roma una road map tra il governo e i 14 gruppi ribelli. Serve per giungere al disarmo e poi alla pace.

Difficilissimo, perché nel frattempo ancora si combatte, ma già oltre 500 soldati hanno deposto le armi e a breve dovrebbe partire il programma di disarmo nazionale: una luce, anche se ancora piccola, in fondo al tunnel.

Foto Credits: @MSF_Svizzera_Sven Torfinn

                                                       📍NOSTROMI
«Aspetta, fammi vedere, l’attacco del pezzo… ecco così funziona». Non è un correttore di bozze, non è il caporedattore, non è il collega accanto che ti aiuta se hai dubbi. É più facile dire chi non è per spiegare cosa fa in redazione Roberto Zuccolini, sì perché una figura come la sua non è ancora mai esistita in una redazione normale, ma noi di normale abbiamo poco e nulla.

Roberto insieme ad altre firme del giornalismo hanno deciso di accompagnarci da Senior, ovvero volontari che si metteranno al nostro fianco per favorire lo scambio generazionale, la professionalità e l’arte del mestiere sedimentata in oltre 30 anni di lavoro. (se vuoi far parte della squadra senior contattaci qui mail@ilpaesesera.it)

Uno scambio che prima era una norma e oggi rappresenta l’eccezione sia per mancato ricambio e sia per la fisiologica carenza di personale che spinge tutti a concentrarsi solo sul proprio lavoro. Loro saranno i nostromi della nostra «nave scuola», quelli che, senza firmare articoli per evitare di confondere il tutoring con lavoro non pagato, ci aiuteranno a tenere la rotta.

Per questo varo della nave, però, il volto e la firma di Roberto, portavoce
della Comunità di Sant’Egidio – Community of Sant’Egidio partner del progetto che cura la selezione dei giovani migranti addetti alla distribuzione, sono in pagina perché questo progetto appartiene a noi quanto a lui e alla comunità tutta.