di Giulia Polito

ROMA – «Potrebbe rinascere un nuovo boom economico». Ad annunciarlo entusiasta non molte settimane fa è stato proprio il ministro Luigi Di Maio. Erano i giorni che precedevano la pubblicazione dei dati Istat del 31 gennaio, gli stessi che hanno ufficializzato per l’Italia la recessione tecnica, una condizione in cui i livelli dell’attività produttiva sono inferiori rispetto al loro reale potenziale. Uno stato insomma di difficoltà economica ancora non strutturale ma parziale.

💰 Scorrendo tuttavia gli ultimi dati Istat c’è poco da rallegrarsi. Al 19 febbraio il fatturato dell’industria diminuisce in termini congiunturali (con riferimento quindi al trimestre precedente) del 3,5%, sia sul mercato interno (-2,7%) che su quello estero (-4,7%). Le flessione congiunturale con l’estero risulta più intensa per le esportazioni (-2,3%) che per le importazioni (-1,0%).

👷‍♂️ Di contro un lieve aumento si registra sui dati dell’occupazione. A dicembre 2018 si registra un +0,1%, pari a +23 mila unità mentre il tasso di occupazione sale al 58,8% (+0,1 punti percentuali). I dati esprimono una sintesi tra l’aumento dei dipendenti a termine (+47 mila) e degli autonomi (+11 mila), anche se risultano in diminuzione i permanenti (-35 mila). Aumenta l’occupazione femminile e diminuisce quella maschile. Nel quarto trimestre alla crescita degli occupati si associa quella delle persone in cerca di occupazione (+2,4%, pari a +63 mila) e calano gli inattivi (-0,8%, -100 mila).

👩‍💼 I dati sulla crescita dell’occupazione risultano dunque ancora deboli. Sempre secondo l’Istat, l’incremento dell’occupazione è «dovuto ad una crescita dei dipendenti a termine più ampia della flessione dei permanenti, a cui si aggiunge una lieve ripresa degli autonomi». Insomma, aumentano i precari ma non i lavoratori stabilizzati.

«Ci sono tutte le premesse per un bellissimo 2019 e per gli anni a venire. Non c’è motivo di perdere la fiducia». Il presidente Giuseppe Conte non ha dubbi, così come i vicepremier Di Maio e Salvini. Ma nonostante le promesse ottimistiche dell’Esecutivo, i dati sinora registrati lasciano presagire un quadro economico tutt’altro che florido. L’ottimismo della volontà non basta più.