di Valentina Mira

Resilienza. Termine mutuato dalla fisica, indica la capacità di un metallo di assorbire urti senza rompersi. È di certo un valore aggiunto, qualcosa in più e non in meno. Però. Però va detto che di questo termine si è fatta overdose. Basta una rapida ricerca su Google per rimanere storditi: storie di donne resilienti, di Comuni resilienti, di cani (ebbene sì) resilienti. Perfino sul Primato nazionale, la rivista dei “duri e puri” di CasaPound, viene usato il termine, un poco moscio, di resilienza.

Non sorprende che per chi si dice fascista, “resistenza” sia una parolaccia. Quello che fa male è che la società civile non abbia il coraggio necessario e sufficiente a riappropriarsi di questo termine, a fare i conti con l’eredità più che positiva che porta con sé. Non è voler sminuire il concetto di “resilienza”, ma solo ricordare che non è un sinonimo di “resistenza”. Il secondo termine è molto più antico del movimento partigiano, approda nella lingua italiana ai tempi dell’impero romano. Viene addirittura dal greco, da “ìstemi”, che significa “stare”. Rimanere. Resistere. Perché una cosa è essere un giunco che si piega ma non si spezza di fronte a un fiume in piena (la resilienza). Altro discorso è rispondere a una forza negativa e violenta con uno slancio uguale e contrario. È un po’ come il concetto di legittima difesa, inteso nel suo senso più sano.

Se la resilienza è passiva, la resistenza è attiva. Se il giunco che resilie ambisce allo stagno, al brodino caldo della sopravvivenza, la resistenza è un sogno e un’azione, e aspira al cambiamento delle condizioni proprie e altrui. E in un Occidente che rigurgita discriminazioni, con una catastrofe ecologica alle porte, un tasso di discriminazione ai massimi storici, con lo spazio di libertà che si restringe ogni giorno che passa, la resilienza non basta. È giunto il momento di smettere di rinnegare la storia, rinnegando con essa le radici stesse del linguaggio e tutto ciò che di buono porta con sé. È giunto il momento di rivendicarsi la resistenza.

@valentinamira_