di Giulia Polito

ROMA – Sebastiano, Rosemary, Paolo, Maria Pilar, Virginia, Carlo, Gabriella, Matteo. Nelle ultime 48 ore abbiamo sentito ripetere i loro nomi centinaia di volte. Loro, gli italiani vittime del disastro aereo che si è consumato proprio ieri in Etiopia. Sono 8 in tutto su 157 persone rimaste uccise e su cui si è scatenata una tempesta di tweet di cordoglio, mentre ad Addis Abeba sono ora in corso le indagini per determinare le cause del probabile incidente. Luigi Di Maio e Matteo Salvini, in cima alla classifica dei pollici più veloci dei social, e il premier Giuseppe Conte non hanno tardato a cinguettare i loro messaggi di solidarietà. Ma non una sola parola che racconti i “gesti quotidiani” delle vittime.

Non è un caso. I rappresentanti dell’Esecutivo sono professionisti della comunicazione selettiva: sembra si rivolgano sempre al popolo italiano nella sua interezza ma finiscono con il parlare solo al proprio elettorato. La sensazione è quella di messaggi istituzionali universali, ma in realtà dosano scientificamente ogni parola. Guai a ricordare che almeno 7 degli 8 morti italiani ad Addis Abeba erano persone che hanno scelto di guardare il mondo da una posizione differente da quella populista fondata sulla rabbia. Ricordare Paolo Dieci, Carlo Spini, Gabriella Vigiani, Matteo Ravasio, Rosemary Mumbi, Virginia Chimenti, Maria Pilar Buzzetti per quello che sono stati e che hanno rappresentato nella loro vita, il mondo della cooperazione internazionale, sarebbe stata un’ammissione sin troppo palese della mera strategia comunicativa gridata da slogan accattivanti e di facile presa come porti chiusi, emergenza sicurezza e emergenza sgomberi. Troppo compromettente per i primi promotori della criminalizzazione delle ong “taxi del mare”.

A riportare la barra dritta come al solito è solo il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: «Il Paese guarda con riconoscenza al loro impegno professionale e di vita, speso sul terreno della cultura e dell’archeologia, della cooperazione, di organizzazioni internazionali a servizio dello sviluppo umano». Le vittime del disastro aereo non erano di certo eroi, ma persone con una storia alle spalle. Storie fatte di determinazione, visione e valori che cozzano con i populismi e i sovranismi propagandati in questi anni. Legati sì alla loro Italia e proprio per questo impegnati ad aiutare chi era rimasto indietro.

* Questo pezzo è dedicato alla memoria di tutti coloro che sono scomparsi nell’incidente aereo del 10 marzo 2019 – volo ET 302 Ethiopian Airlines, Addis Abeba *

(in video Luca Mattiucci ospite da Antonio Luca Di Bella su Rainews.it – http://bit.ly/2UvKME7)

@GiuliaPolito