di Emiliano Moccia

ROMA – I migranti sono davvero un pericolo per la nostra salute? Portano davvero malattie che in Italia sono ormai scomparse da tempo? E qual è il loro stato di salute? Quali sono i loro bisogni sanitari principali? In un momento di grande confusione ed incertezza nel campo dell’informazione quando si parla di immigrazione, serviva fare un po’ di chiarezza, sgombrare il campo da stereotipi e luoghi comuni che non fanno altro che alimentare pregiudizi, paure e diffidenze nei confronti dei cittadini immigrati che vivono in Italia. In particolare, nei confronti di quanti sono arrivati sulle nostre coste dopo essere fuggiti dai loro Paesi a causa di guerre, violenze, povertà.

👩‍🔬 «L’impatto del fenomeno migratorio sul nostro sistema sanitario ha dimostrato che non esiste alcuna emergenza sanitaria. Non esiste alcun pericolo di importazione di malattie infettive che possano rappresentare elemento di allarme sanitario. I dati epidemiologici dimostrano che i migranti non veicolano patologie che mettano a rischio i Paesi che li accolgono. Al contrario si evidenzia che la difficoltà di offrire modalità adeguate di accoglienza e integrazione costituisce un fattore di rischio per la salute dei migranti, costretti a vivere in condizioni di precarietà e di promiscuità ambientale».

👨‍🏫 Enzo Massimo Farinella, Direttore della struttura complessa Malattie Infettive degli Ospedali Riuniti “Villa Sofia-Cervello” di Palermo, non fa tanti giri di parole. I migranti, in sintesi, partono ed arrivano sani. E’ qui in Italia che si ammalano ed a causa delle gravi condizioni igienico sanitarie in cui vivono, delle condizioni lavorative e di sfruttamento, della mancanza di servizi. Anche perché «i migranti nell’immediata fase che segue allo sbarco – prosegue Farinella – sono sottoposti alle procedure sanitarie che si sviluppano “sul molo” dove i medici effettuano una prima visita e per i casi per i quali si valuti necessario procedere a ricovero ospedaliero o ad accertamenti sanitari per la prosecuzione dell’iter diagnostico, è previsto l’eventuale ricovero negli Ospedali del territorio».

💉 Nessun pericolo di contaminazioni, dunque, per la popolazione ed i casi di eventuali malattie infettive sono tenuti sotto controllo. La salute dei migranti, però, in molte situazioni è messa a dura prova durante il viaggio verso l’Italia o l’Europa. «Tutte le casistiche, con particolare riferimento agli immigrati arrivati negli ultimi anni, evidenziano la persistenza del cosiddetto “effetto migrante sano” – evidenzia Mario Affronti, della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni – cioè un’autoselezione in partenza per cui emigrano, scappano persone giovani in buone condizioni di salute, mentre sviluppano nel tempo, il cosiddetto “effetto migrante esausto”. Al momento delle prime visite all’arrivo in Italia, infatti, si osservano problematiche relative al percorso di fuga come ferite, ustioni, disidratazione, ipotermia, colpi di calore, esiti di sindromi da annegamento, lesioni muscolo-scheletriche. Per questi immigrati spesso si tratta di una migrazione forzata in quanto necessaria a sottrarsi a una situazione di violenza e di pericolo per la loro vita e in questo senso possono essere stati esposti a gravi eventi traumatici, tra cui violenze estreme e stupri, che avvengono sia in fase pre-migratoria, nel Paese d’origine, sia durante il percorso migratorio».

🚑 Ed è proprio l’accesso al sistema sanitario che rallenta o blocca il percorso di integrazione die migranti. «Rimuovere le barriere all’accesso tempestivo alle cure sanitarie è auspicabile non solo eticamente, ma anche dal punto di vista dell’efficienza economica conclude» Piernicola Garofalo, dell’Unità operativa di Endocrinologia degli Ospedali Riuniti “Villa Sofia-Cervello” di Palermo. L’argomento, dunque, è stato al centro del convegno “Migranti e salute: tra prevenzione, cura e fake news” svoltosi ieri a Palermo e promosso dall’Associazione Medici Endocrinologi per cercare di dare delle risposte concrete a quanti associano il fenomeno dell’immigrazione con quello delle patologie.

@emimoccia

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(foto: Save the Children Italia)