di Giulia Polito

MILANO – Occhiali da sole e pantaloni scuri. In mano la custodia di una giacca, quella da indossare prima dell’incontro con la stampa. E’ un giro di saluti, di battute e di abbracci prima di sedersi e iniziare. La platea è piccola, come piccola è la location. Ma Manuel Agnelli è così: puoi trovarlo sui più imponenti palcoscenici a suonare con gli Afterhours o anche in questo piccolo club in via Cicco Simonetta a suonare al pianoforte o alla chitarra. Germi – luogo di contaminazione è una creatura nata da lui e da Rodrigo D’Erasmo che in parte rappresenta un ritorno alle origini, l’esigenza di tornare ad una dimensione più intima e la voglia come sempre di divulgare musica e fare cultura.

Perché Agnelli è questo, un rocker in continua evoluzione, pronto oggi a segnare nuove pagine della propria storia e di quella degli Afterhours senza mai perdere la capacità di interpretare i tempi che corrono.

👩‍💻Germi e Ossigeno, due nomi per due progetti molto diversi, il nuovo locale milanese e la seconda edizione del programma a breve in onda su Rai3, ma che affondano le radici nella tua storia e in quella degli Afterhours. Non sarà mica un caso…
👨‍🎤 No, non è un caso ma in realtà le motivazioni sono abbastanza sciocche. Germi è il nome del nostro primo album in italiano del ’95, quello che ha svoltato la nostra vita e con cui gli Afterhours sono diventati un progetto con un’identità ben precisa. Ma è anche il nome della mia prima ditta individuale. E’ un nome che mi ha sempre portato fortuna. Non ho pensato subito al suo significato, ma si addice bene al posto che immaginavamo: un luogo di contaminazione dove mischiamo di tutto. E soprattutto un posto dove la gente si incontra e si scambia idee. L’idea di infettare le persone con una visione di cultura mi piaceva molto. Ossigeno, nome di un nostro brano, invece è stato scelto per dare l’idea di respiro, di apertura nei confronti di un certo modo di fare musica e di raccontare la musica.

👩‍💻 Parli spesso di contaminazioni, ne sembri quasi ossessionato…
👨‍🎤 (Sorride) La contaminazione è vita, è futuro, è la possibilità di crescere. E’ una grandissima ricchezza. Abbiamo bisogno moltissimo di contaminazioni nuove. Il nostro è un Paese che si sta richiudendo, dopo 30 anni di destrutturazione culturale stiamo ripetendo degli errori che già abbiamo commesso in passato perché c’è una spaccatura che ci impedisce di imparare dalla storia e ci impedisce di guardare al passato. La gente guarda solo al futuro con rabbia, solo per reazione. E’ molto pericoloso e ci sta impedendo di crescere veramente.

👩‍💻 Un giudizio senza appello, va davvero così male al Paese?
👨‍🎤 Negli anni 60-70 c’è stata una grande rivoluzione culturale poi è stata una lenta discesa. La reazione della società in Italia è stata lenta ma inesorabile nei confronti di una semi rivoluzione che in quegli anni aveva portato ad un cambiamento epocale. Se si pensa a quante cose abbiamo raggiunto nella tutela dei lavoratori, la legge sull’aborto, il divorzio, la posizione delle donne nella professione. Un sacco di progressi che stanno sparendo ad una velocità impressionate. Questa è la destrutturazione culturale, assenza di capacità di analisi. Non si prendono più decisioni con cognizione di causa, si vota per simpatia. Accadeva anche a XFactor ad esempio, ma finché è musica chi se ne frega. Il problema è che accade così anche in politica e nel sociale. Finché le cose non ci toccano personalmente non ci interessano. Non viviamo mai le cose davvero, ma pensiamo di vivere tutto. Non ci fa male, non sentiamo la puzza, il disagio, non sentiamo la fame.

👩‍💻 E un musicista che può fare, la sua musica può imprimere il cambiamento?
👨‍🎤 Può raccontare, non può fare nient’altro. La musica non può far nascere niente, può accompagnare le cose che nascono e le può alimentare nel migliore dei casi. Ma può fare testimonianza, raccontando una parte che voi fate più fatica a raccontare, quella emotiva ed interiore. E oggi è fondamentale farlo.

👩‍💻Germi nasce a Milano, la tua città. La scelta è solo affettiva ?
👨‍🎤 E’ l’unica città che in questo momento può dirsi realmente internazionale in Italia perché è unica in divenire. Sta crescendo molto, sta cambiando molto in meglio. Ci siamo sprovincializzati parecchio. E’ sempre stata una città di grandi soldi e di eventi, adesso sta diventando una città di quartieri così come era negli anni 60-70. A Milano la gente sta producendo cultura per la gente nei quartieri e questa è la cosa più bella che potesse succedere qui, una città che è sempre stata depredata dai grandi gruppi. Anche Germi nasce in questo contesto: è una cosa nuova in un punto in cui c’erano però già delle altre cose.

👩‍💻 Milano è il tuo punto di arrivo, ma anche di partenza. Tra breve un tour da solista, non stona con quell’idea di cambiamento collettivo?
👨‍🎤 È un modo per uscire da anni molto stimolanti ma anche di grandi organizzazioni. Il senso di Germi è questo: avere il pubblico a un metro, suonare distrattamente qualcosa al piano che tanto se viene male chissenefrega. Voglio andare in teatro così, in maniera spontanea. E il pubblico che sta già riempiendo i teatri, senza sapere cosa andrò a fare, senza un singolo nuovo, senza un progetto, è una grandissima manifestazione di stima che mi gratifica.

👩‍💻 Non sarà anche che il matrimonio degli After con le sue trenta candelini al Forum di Assago nel 2018 era alla torta?
👨‍🎤 E’ stato sì un punto di svolta, ma in realtà la scelta di prenderci un periodo fuori dagli Afterhours viene da più lontano. Tutti i musicisti della band hanno altre collaborazioni da sempre. Anche io, ma in misura minore perché quello del gruppo è sempre stato “il mio progetto”, ho collaborato molto ma mai da protagonista, una cosa che mi è servita per vivere anche un’altra dimensione. Ne avevamo bisogno tutti. Le celebrazioni dei nostri 30 anni sono stati un modo per dire: ok, questo lo abbiamo fatto, lo abbiamo fatto bene, adesso vogliamo facciamo qualcosa di nuovo.

👩‍💻 L’aria è quella del cambiamento e la tua agenda sembra strapiena, cosa manca? Un album?
👨‍🎤 Vedremo. Gli Afterhours sono fermi temporaneamente ma faranno un nuovo album, anche se ancora non sappiamo come. Qualche apparizione ci sarà. Io voglio provare a scrivere delle cose mie, già un po’ ne ho scritte per avere una situazione musicale mia ma diversa da quel progetto. Anche tutti gli altri musicisti della band hanno dei loro progetti individuali.

@GiuliaPolito