di Valentina Mira

ROMA – Ci si era lasciati tra le macerie. In quella situazione da “si salvi chi può” in cui anche il più generoso innalza muri per sopravvivere. Già dal titolo, però, l’ultimo libro di (Z)ZeroCalcare metteva in conto che si potesse trattare di Macerie Prime. Di qualcosa che è crollato perché doveva crollare. Di mostri che si aggirano come sciacalli a speculare su un terremoto. Di come, tuttavia, dalle rovine possa nascere una resistenza nuova. Forse.

Insomma: così, ci si era lasciati. E ci si ritrova nell’ultimo posto dove ti aspetti di vedere Michele Rech. Nel cuore della mai troppo temuta Roma Nord. Da Rebibbia al MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo, dove per qualche ragione il mondo dei movimenti e degli spazi occupati è in mostra, come una splendida fioritura di antifascismo dopo anni di delegittimazione mediatica prima ancora che politica. Figlio di quel mondo, da sempre attento anche ai dettagli per paura di tradirlo tradendo se stesso, Zerocalcare.

Vendersi, non si è venduto. Felpa e sneakers d’ordinanza, timido da guardarsi i piedi tutto il tempo ma che quando alza lo sguardo un pezzetto di quegli occhi te lo porti a casa: lui, quello è. L’ultimo accollo del suo elenco telefonico è andato in scena martedì scorso, proprio al Maxxi: si tratta di un’applicazione, Demopatia, immaginata da Manolo Luppichini e Ivan Giordano per ActionAid Italia. Nell’app, scaricabile gratis, c’è un inedito fumetto a puntate che fa da collante a riflessioni di studiosi e attivisti (dal costituzionalista Ferrajoli alla curda Zilan Diyar fino ai giovani di Arquata del Tronto – Chiedi alla polvere/Ask the Dust – che, dopo il terremoto, le macerie le hanno viste per davvero).

In questo contesto e prima della conferenza, un Michele versione-pacco-postale viene amichevolmente costretto a dedicare del tempo a delle interviste.

👩‍💻Ciao.
🙋‍♂️Ciao.

👩‍💻 Partirei da quello che si stanno chiedendo i tuoi lettori: lo stai facendo davvero il cartone animato?
💁‍♂️ Sto prendendo delle lezioni a una scuola di animazione che sta a Milano, la Vallaround Creative Contents. Ogni giorno libero che ho, parto e vado lì. I cartoni sono una cosa gigantesca, che richiede un sacco di figure professionali: più cose imparo, meno perdo il controllo sulla storia.

👩‍💻 A proposito, sai già di che parlerà?
💁‍♂️ La storia ce l’ho in testa e la sto scrivendo. È autobiografica come le altre, e come le ultime cose che ho fatto non parla solo di me. Racconta pure di una serie di amici e persone che mi stanno intorno, e nello specifico anche di cose che sono successe nel mio quadrante di città negli ultimi anni.

👩‍💻 Da Rebibbia al Maxxi, questo progetto parla di democrazia. Che vuol dire questa parola per te?
💁‍♂️ Allora, intanto penso che “democrazia” sia un termine che è stato associato a cose troppo diverse nel tempo, per cui alla fine non vuol dire niente. Era democrazia quella di Atene, ma pure Cuba, o l’Italia. La cosa più vicina a quello che intendo io è il confederalismo democratico del Rojava, che i curdi portano avanti nonostante l’emergenza più grande che è quella della guerra. Qui da noi invece sembra che ogni giorno si trovi un’emergenza nuova, e che venga usata come pretesto per restringere un po’ di più lo spazio di libertà. Al di là delle etichette di democrazia o meno, a me interessano alcuni principi: uguaglianza, giustizia sociale, possibilità di organizzare il dissenso e autogoverno.

👩‍💻 Un’idea agli antipodi da quella che la Lega sta dettando come linea politica in Italia.
💁‍♂️ L’idea di società e di democrazia che porta avanti la Lega è fondata sulla paura e sulla galera, punto.

👩‍💻 E i Cinque stelle?
💁‍♂️ Non mi pare che quel mito che hanno alimentato sulla democrazia diretta abbia mantenuto le promesse. Cioè, se democrazia diretta sono 50mila persone che votano su internet se processare o meno un ministro, allora non è quello che interessa a me.

👩‍💻 Ma dall’altra parte c’è una sinistra che sembra navigare a vista, una sinistra di Palazzo che non dialoga con i territori. E anche i centri sociali non sono riusciti a incidere in questa fase.
💁‍♂️ Sì, la politica istituzionale è stata sostanzialmente scollegata dalle lotte e dalle vertenze del territorio, sembra banale ma è proprio così. Per quanto riguarda noi – al netto che io sono uno che preferisce lavare i panni sporchi in famiglia – mi sembra che, in generale, magari non siamo stati abbastanza inclusivi. Però penso che siano stati degli errori fatti in buona fede. E soprattutto, nessuno può imputarci di non aver provato in tutti i modi, anche prendendoci tutte le denunce del caso per aver manifestato dissenso, a scongiurare la situazione che invece oggi ci sta.