di Emiliano Moccia

FOGGIA – C’è chi ha realizzato ospedali in luoghi di guerra, chi ha allestito dormitori per senza fissa dimora, chi ha portato avanti la ricerca scientifica per la cura di malattie, chi ha sviluppato progetti di integrazione sociale e lavorativa per persone con disabilità. E così via. Migliaia di interventi che spaziano in tutti i settori del no profit italiano. Mai come in questi ultimi anni il 5xmille si sta dimostrando uno strumento vitale per sostenere i progetti del terzo settore, che in molto casi si sostituisce di fatto ai servizi di welfare che non vengono garantiti dalle istituzioni pubbliche.

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Nel 2017, dunque, più di 14 milioni di contribuenti hanno destinato a un ente ben preciso il loro 5 per mille. Altri 2.325.702 hanno firmato per un settore senza indicare però il beneficiario prescelto. Alla fine, l’importo complessivo destinato supera i 495 milioni di euro. E nella speciale top-ten delle preferenze spiccano, in particolare, l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC), Emergency, la Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro, Medici Senza Frontiere, l’Istituto Europeo di Oncologia, l’Associazione Italiana contro le Leucemie, Save the Children Italia, il Comitato italiano per l’Unicef. Anche alla luce della cattiva propaganda fatta da una parte di politici – a partire dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini – e da una fetta dell’informazione, sarà interessante verificare se il prossimo anno alcune organizzazioni non governative ed associazioni impegnate nel settore dell’accoglienza e della cura dei migranti saranno ugualmente premiate dai contribuenti e quindi che sostegno riceveranno per proseguire le loro attività sociali.

Intanto, proprio in questi giorni Banca Etica ha presentato la seconda edizione della ricerca “Il 5 per 1000 e lo sviluppo del nonprofit”, un’analisi che disegna l’evoluzione di questo strumento di partecipazione diretta, ne traccia le tendenze e gli spazi di miglioramento. Tra i punti di forza emerge che attraverso il 5×1000 sono stati erogati complessivamente 4,2 miliardi di euro a favore di realtà non profit tra il 2008 e il 2018. Negli anni il numero di enti che hanno beneficiato dello strumento è quasi raddoppiato dai circa 30mila del 2006 ai quasi 57mila del 2016, con relativa contrazione degli importi medi percepiti, scesi da oltre 11mila euro a poco meno di 9mila euro. Ad attirare maggiormente le preferenze degli italiani è settore della ricerca medica e scientifica: nel decennio 2006-2016 il 36% delle risorse sono andate a favore di tali Fondazioni, di cui il 27% è stato indirizzato a progetti di ricerca sanitaria. Le Regioni più attive secondo la ricerca sono la Lombardia ed il Lazio, probabilmente perché sedi delle maggiori organizzazioni del Terzo Settore: e dunque capaci di raccogliere insieme quasi il 60% dell’importo distribuito nel periodo considerato.

Tra le criticità di questo strumento, invece, il fatto che gli enti beneficiari in media devono aspettare tra i 12 e i 24 mesi per vedersi accreditare le somme indirizzate dalle scelte dei cittadini. Un ritardo che diventa un disagio per chi ha bisogno subito ed in tempi più rapidi di quelle risorse. Anche per questo, le banche hanno risposto a questa necessità offrendo servizi di credito finalizzato ad anticipare le risorse agli enti beneficiari. Per Banca Etica, però, non ci sono dubbi: occorre varare in fretta le disposizioni attuative della Riforma del Terzo Settore che avrà un impatto importante sull’istituto del 5×1000, tra cui la velocizzazione delle procedure di versamento delle somme assegnate agli enti.