di Alex Orlowski

Cos’hanno in comune gli account twitter di Matteo Salvini, alias @matteosalvinimi, Giorgia Meloni, alias @GiorgiaMeloni, e un personaggio del mondo dello spettacolo televisivo (non ce ne voglia il lettore se evitiamo di metterne il nome in chiaro, ma solo perché  magari di questa anomalia non ne sa nulla e qui è preso solo ad esempio)? Risposta semplice: circa 200mila followers. Sempre gli stessi. Certo, che a una persona piaccia una stella di un talent-show e simpatizzi per il vicepremier ci sta. Che l’affinità di gusti politica e musicale sia così elevata qualche dubbio lo solleva.

Ora, si sa che i bot impazzano sui social e che, se non tutti, sono almeno in molti ad usarli. E che lo faccia il profilo di un cantante, un’attore o un normale cittadino poco importa. Ma se l’uso non arriva da una volontà promozionale del profilo del personaggio di turno o aspirante tale, ma arriva da chi con quell’onda può manipolare utenti meno esperti coinvolti in una comunità che lo accoglie e gli dà attenzione può divenire addirittura pericoloso.

LE ANALISI SUI PROFILI FAKE? IN ITALIA SI FERMANO A CAMPIONI RISTRETTI 

Il problema, quando si legge o si sente parlare di account di Twitter “virtuali”, è molto semplice: le analisi solitamente riportate dalla stampa italiana vengono effettuate utilizzando strumenti che analizzano un campione random di 2 mila utenti, sono discutibili e non entrano in profondità nello studiare lo scopo di quegli account.

Ma questi profili servono solo per aumentare i follower e dare l’impressione che un leader o un vip abbia un seguito? Oppure sono lì per generare trendtopic e quindi influenzare i giornalisti sull’appoggio che effettivamente hanno le loro proposte poltiche o i loro successi? La prospettiva cambia di molto.

Da oggi sono qui, su il Paese Sera, con l’aiuto delle app che sviluppiamo nell’agenzia che ho fondato 3 anni fa, proprio per dimostrare – analizzando ogni singolo follower dei politici o dei personaggi famosi – che dietro queste operazioni spesso ci sono meccanismi non trasparenti.

IL NOSTRO STUDIO? 8 MILIONI DI PROFILI MONITORATI IN TRE MESI

Primo step: abbiamo analizzato, studiando il comportamento di tutti i singoli follower dei profili menzionati prima, un totale di 8 milioni di account. Come potete capire c’è una grossa differenza rispetto a una ricerca fatta su 2 mila account random. Questo è quello che definirei data journalism – per la mole dei dati – e slow journalism, visto che questa ricerca è partita ben 3 mesi fa.

A puntate mostreremo come funzionano il “mercato dei follower”, i meccanismi della propaganda online nel cosiddetto deep web, e come queste reti di finti follower abbiano contribuito a riempire le pagine social di decine di esponenti politici, cantanti, attori, dj. Perfino squadre di calcio. In alcuni casi modificando la percezione riguardante il successo dei loro post.

I PROFESSIONISTI DEI SOCIAL, CHI SONO E COME STANNO CAMBIANDO IL WEB 

Un mondo, quello dei follower e dei social che, per i meno esperti, si lega a nomi come Davide Casaleggio o Luca Morisi, ma esistono decine di professionisti meno conosciuti e non per questo meno esperti. È il caso di Matteo Forte, giovane e illuminato imprenditore che cominciò la sua carriera nel marketing politico comunicativo. Per intenderci fu la persona che nel 2011 convinse Michele Santoro (in questi giorni alle prese con alcune notizie che lo ridanno in corsa per l’acquisizione de L’Unità, ndr) a non utilizzare più la piattaforma gratuita di Youtube per dirottare i suoi video su servizi di streaming a pagamento. Lo stesso avvenne con Youdem.tv, la tv web del Partito Democratico. Questi primi clienti sono stati molto importanti nella crescita della sua società, la attuale Mosai.co srl (sino a poco tempo fa di nome Nexilia).

Tornando ai nostri personaggi, a unire in modo ideale questi profili c’è anche un sito legato alla società di Forte, trashitaliano.it (da aprile 2019 trendit.it – vedi grafico sottostante), entrato nel luglio 2018 nel gruppo Nexilia e poi transitato nella Mosai.co di Matteo Forte, che oltre a fare consulenze web per aziende e programmi tv, personaggi pubblici edita diverse testate.

[Qui com’è composta la “galassia” che ruota intorno a Trashitaliano].

Clicca sull’immagine per andare al grafico navigabile

Dallo studio degli utenti “virtuali” Twitter che interagiscono sulle pagine di Matteo Salvini, Giorgia Meloni e del nostro personaggio mascherato emerge che oltre 180mila utenti fake dei tre personaggi coincidono perfettamente. Potrebbero essere definiti, di fatto, la stessa bot-net.

Perché la definisco una bot-net? Prima di tutto dovete pensare che un tecnico che debba creare migliaia di account da gestire va incontro a una serie di problemi anche banali, tipo: che biografia scrivo per renderli credibili? Che foto profilo scelgo? Cosa gli faccio twittare e chi gli faccio seguire?

Sono tutti problemi che, finché si gestiscono una ventina di account, risultano facili e si può fare anche da uno smartphone. In quel caso la definizione tecnica è sockpuppets, “account marionetta”, poiché c’è un persona che fisicamente si preoccupa di gestire gli account, trasformandoli per quanto possibile in verosimili. Questa è una pratica molto simile usata da alcuni movimenti di estrema destra anche all’estero che così possono garantirsi l’anonimato. Al limite perdendo un paio di account nel caso Twitter li chiuda per violazione dei termini.

Nel nostro caso migliaia di questi account hanno la stessa biografia ricorrente, una biografia tipica di fan dei programmi televisivi, che viene poi modificata aggiungendo i probabili clienti che supportati: canali di streaming pirata di calcio, community di squadre sportive o programmi tv.

Trovate un esempio nei grafici qui sotto.

Ci tengo a precisare – grazie alla mia esperienza nel mondo discografico (prima ero conosciuto come regista e produttore di videoclip) – che molto spesso gli artisti sono totalmente ignari di queste pratiche dei Bot, un pò meno lo sono probabilmente i dj. Spesso, questi ultimi, comprano finti account per “ingannare” gestori di locali, discoteche, festival, mostrando una “forza social” che in realtà non hanno.

QUANDO SONO NATI I PROFILI FAKE

Il boom di questi fake-follower risale al 2018, ha “travolto” l’intera destra sovranista mondiale e ha come filo conduttore Steve Bannon: chiunque, in quel lasso di tempo, si sia avvicinato a The Movement ha visto, all’improvviso, un boom del proprio account twitter e dei retweet. Si chiama “strategia di espansione”.

Ma come funziona e cosa fa tecnicamente una bot-net? Semplice: mette “like” ai tweet di un determinato personaggio e retwitta.

E cosa “piace” ai follower fantasma? Soprattutto serie tv, reality, cantanti che escono dai talent show e politici di destra. Tutti questi follower hanno gli stessi gusti.

Ma qual è l’utilità di avere un tal numero di follower falsi? Quali risultati si possono ottenere potenziando in tal modo un account twitter?

I programmi tv, le star, i politici, gli/le influencer usano le bot-net tutti per lo stesso motivo: “fare trend topic”. Dimostrare, ad esempio, che un programma tv sia seguito anche sul cosiddetto “second screen” (lo smartphone, usato per commentare sui social ciò che si vede in tv) o per far urlare a un politico, e qui la cosa potrebbe risultare grave,  “Tutta Italia è con me” durante una campagna (ricordate il caso di Salvini e dell’hashtag #AlfanoDimettiti).

Una volta terminata la loro funzione, pompare una campagna, sostenere un’elezione, portare in vetta alle classifiche un cantante, il bot può poi tranquillamente cambiare nome, biografia, foto. Perfino collocazione geografica.

Ed è così che, ad esempio, bot-net russe diventano brasiliane in sostegno a Bolsonaro per poi trasformarsi in francesi, pro-gilet gialli e anti-Macron.

Un clic, ed ecco che sono italiane. Ma sempre di destra. E sempre, ma sarà il caso, dopo un “incontro” con Steve Bannon.

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