di Filippo Poltronieri

ROMA – Come si nutriranno 10 miliardi di persone nel 2050? Sempre meno con la carne o, almeno, non con quella che siamo abituati a mangiare. Le alternative a bistecche, hamburger e petti di pollo sono sempre di più. E la loro diffusione è un bene per il pianeta, dato l’elevato impatto ambientale che comporta l’allevamento intensivo di bestiame: il 15% delle emissioni di gas serra prodotte dall’attività umana, secondo la rivista Science.

L’alimentazione vegetariana e vegana è in crescita in tutto il mondo. Sebbene sia difficile calcolarne la percentuale esatta, le stime dicono che negli Stati Uniti coloro che scelgono questa dieta sono passati dal 4-5% del 2013 al 6-8% del 2018. In Italia nel 2018 era il 7,3% della popolazione a scegliere di mangiare vegetariano o vegano.

Tuttavia la carne resta ancora elemento centrale nell’alimentazione, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. Oggi il mercato della carne vale globalmente 900 miliardi di euro. Ma un cambiamento nelle abitudini alimentari è necessario. Ecco allora che si moltiplicano gli esperimenti per creare alternative sostenibili agli allevamenti intensivi e alla macellazione degli animali. Negli ultimi anni sono comparse allora fettine in vitrio, bistecche veg e prodotti di ogni sorta che mantengono l’aspetto e il gusto della carne tradizionale.

Il business ha attratto l’attenzione delle multinazionali del settore alimentare e non solo, interessate a un mercato che, secondo i dati diffusi da un rapporto della società di consulenza At Kearney, potrebbe contare nel 2040 il 60% della produzione totale di carne: il 35% sarebbe “coltivata” mentre per il 25% si tratterebbe di alternative vegane. Beyond Meat, Impossible Foods e Just Foods sono solo alcuni dei marchi che si stanno posizionando su questo mercato di grande prospettiva. E lo stanno facendo con grande successo.

Pochi giorni fa la californiana Beyond Meat è stata quotata in Borsa con un prezzo di collocamento di 25 dollari. In una sola giornata il titolo è raddoppiato, in poche ore è arrivato a valere 100 dollari. Negli ultimi mesi Impossible Foods, dopo aver fatto incetta di premi alla fiera CES 2019 di Las Vegas, è entrata nei menu di migliaia di catene di fast food, dagli Stati Uniti a Singapore. Just Foods non si limita alle bistecche “coltivate” ma allarga il suo business a uova, maionese e biscotti creati in laboratorio.

C’è anche un po’ di Italia nelle alternative alla carne di provenienza animale. Giuseppe Scionti è un bioingegnere e ricercatore al Politecnico di Barcellona. È suo il brevetto della prima carne vegetale stampata in 3D. Con la sua startup Nova Meat stampa bistecche ad alto contenuto proteico e dall’aspetto fibroso. Per adesso il costo di produzione è simile a quello della carne tradizionale. Ma una produzione di massa abbatterebbe notevolmente i costi e consentirebbe di portare sulle nostre tavole bistecche in tutto e per tutto simili a quelle che conosciamo. Solo che per cucinarle, al posto di un fornello, potremmo aver bisogno di una stampante.


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