di Daniele Nalbone

Una botnet non è altro che un insieme di finti account. Sul “mercato dei follower” è merce preziosa per la propaganda. Il costo di una botnet non è poi così proibitivo: un finto account costa dai 0,50 centesimi ai 3 dollari. Il prezzo varia in base alla sua verosimiglianza a un profilo reale. Con 3 mila dollari posso avere mille follower. Aumentando la spesa si aumenta la percezione che il pubblico ha di un personaggio (o di un tema).

[I social network: da piazza virtuale a trappola reale]

Una botnet può: far volare in cima ai trend topic di Twitter un hashtag e far così credere agli utenti che quel tema è tra i più sentiti.

Una botnet può: influenzare la percezione che un utente ha di un esponente politico.

Una botnet può: trasformare un segretario politico in un fenomeno mediatico.

Una botnet può: rendere ancor più famoso un cantante che partecipa a un talent show.

Una botnet può: convincere chi gestisce i palinsesti televisivi che il valore di programma va ben oltre l’audience in termini di successo anche sul cosiddetto second screen. Perché sono davvero tante le persone che mentre guardano la tv (first screen) commentano sui social.

Una botnet può: far impennare la quotazione di un dj. Avere tanti follower porta i gestori di un locale, di una discoteca, a puntare per una serata su chi, solo dai social, può portare tanti clienti.

Una botnet può: trasformare un semplice sportivo in un fenomeno social. Dal campo di calcio agli spot il passo è breve.

Basta stanziare la giusta somma per conquistare consenso digitale.

Perché sovranisti e personaggi dello spettacolo hanno gli stessi follower


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