di Maurizio Franco

Questa mattina i carabinieri del Comando Provinciale di Matera e del Comando tutela lavoro hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo nei confronti di quattro imprenditori agricoli. Indagati per intermediazione illecita di manodopera e sfruttamento dei lavoratori. La piaga del caporalato. Il volume di affari stimato delle aziende poste sotto sequestro è di oltre 7 milioni di euro. Secondo alcune indiscrezioni, alcuni dei braccianti sfruttati vivono nel ghetto de La Felandina, un dedalo di baracche in legno e in plastica sorto attorno allo scheletro di quello che doveva essere uno dei poli manifatturieri della Basilicata.

A condurre le indagini la Procura della Repubblica di Matera. Le forze dell’ordine hanno setacciato diversi comuni della provincia, tra cui Scanzano Jonico e Tursi.

Il risultato di questa mattina è il passaggio di natura patrimoniale dell’inchiesta che ha già portato a diversi arresti. Infatti, sempre nelle aree agricole del litorale lucano-jonico, il 16 gennaio una maxi operazione dei carabinieri aveva portato quattordici persone agli arresti. Un’associazione a delinquere di carattere transnazionale – secondo le accuse della Procura – che aveva schiavizzato tra il 2014 e il 2018 200 lavoratori romeni, ricavando profitti illeciti per 1,3 milioni di euro. Reclutati tramite social network, privati dei documenti di riconoscimento e accatastati in abitazioni a loro forzatamente affittate: I braccianti erano costretti a 14 ore al giorno nella campagne del Materano per 3,50 euro l’ora.

Connivenza tra caporali romeni e imprenditori italiani. E minacce e intimidazioni per i lavoratori. Un sistema rodato e capillare. «Alle forze dell’ordine va tutto il nostro plauso per le continue operazioni che tentano di aggredire questo orribile crimine – dichiara Giovanni Mininni, Segretario Generale Flai Cgil nazionale in un comunicato stampa – Al contempo, però, torniamo a chiedere con forza che la Legge 199/2016 (la cosiddetta legge anti-caporalato ndr) venga applicata in tutte le sue parti, questo perché solo così sarà possibile sradicare la piaga del caporalato e dello sfruttamento alla radice, prevenendo il consumarsi del reato stesso e così tutelando i lavoratori, a partire anche dalla corretta e piena applicazione del contratto di lavoro».

E aggiunge: «Se la parte “repressiva” della legge funziona, è necessario ora dare piena e reale attuazione a quella preventiva, agendo su incontro tra domanda e offerta di lavoro, trasporto e accoglienza, in questo modo si toglierebbe veramente ogni forza dalle mani dei caporali e degli imprenditori che ad essi si rivolgono».