di Maurizio Franco

ROMA – «Quello che si trova in Emilia Romagna è un fenomeno diverso da quello che possiamo trovare a livello nazionale. Non è uguale a quello che si verifica in Puglia, Basilicata, Campania. È più sofisticato». Il tema è il caporalato in agricoltura. A intervenire è Umberto Franciosi, il segretario regionale della Flai-Cgil, durante la seduta congiunta delle commissioni Lavoro e delle Politiche economiche della Regione Emilia Romagna con la presenza delle organizzazioni sindacali. «Al Sud è chiaramente individuabile il committente, il caporale. Qui invece no. Dietro al caporalato in Emilia Romagna c’è un sistema di colletti bianchi che, prendendo lavori in appalto, nascondono lo sfruttamento della manodopera».

L’intermediazione illecita di manodopera e lo sfruttamento nei campi sono elementi strutturali dell’agricoltura italiana. I dati sono impietosi e restituiscono uno spaccato allarmante. Secondo le elaborazioni dell’Osservatorio Placido Rizzotto della Flai Cgil, sono 430 mila i lavoratori a rischio sfruttamento con paghe che sfiorano i 25 euro a giornata per turni massacranti di 12 ore. Il lavoro irregolare è un business da 77 miliardi di euro. Una realtà che lega al giogo dello sfruttamento le diverse latitudini del Paese.

Stando ai dati pubblicati dall’Ispettorato nazionale del lavoro (Inl), nei primi cinque mesi del 2019 si contano 39 arresti, 139 denunce a piede libero e un +182% di denunce penali rispetto al 2018. Per Mauro Spazzoli della Cgil-Flai di Cesena, «il rapporto tra segnalazioni e denunce è sproporzionato in favore delle prime. Molti lavoratori vengono da noi ma poi alla segnalazione non fa seguito una denuncia». Ricatto e segregazione occupazionale. Daniele Saporetti, segretario regionale della Fai Cisl ha affermato che il fenomeno «prolifera quando c’è omertà. I lavoratori, che sono per la maggior parte extracomunitari, vengono ricattati e ammassati in alloggi fatiscenti e non hanno il potere per ribellarsi».

Le parole d’ordine però stanno cambiando repentinamente. E anche gli strumenti per negare diritti e tutele. Comprimere il costo del lavoro appaltando la manodopera ad enti terzi. Una nebulosa di legalità con contratti fittizi che evidenziano come il “lavoro grigio” sia il nuovo orizzonte dello sfruttamento. Appalti a ribasso e giornate dimezzate sulle buste paga.

In Emilia Romagna – secondo i dati dei sindacati – delle 30 mila persone coinvolte nel settore agricolo il 20% è costretto a condizioni lavorative ed esistenziali estenuanti. «E’ un sistema – ha sottolineato Umberto Franciosi – già visto nel comparto della macellazione delle carni. Il piccolo-medio imprenditore agricolo, appaltando la raccolta della frutta a queste ‘società esterne’, abbatte i costi e semplifica la gestione della burocrazia. Bisogna inventare un sistema per fare in modo che l’agricoltore non trovi manodopera a sfruttamento. Un modo può essere quello di far finalmente incontrare domanda e offerta utilizzando i centri per l’impiego, oppure incrociando le banche dati perché oggi, unendo tutti i dati in possesso dei vari enti pubblici, è impossibile non trovare le imprese che non sono sane».

Uno schema collaudato da molte aziende per far fronte alla legge 199 del 2016: la cosiddetta norma anti-caporalato che – oltre ad inasprire le pene per il caporale – colpisce duramente anche i datori di lavoro. «Nella nostra regione il caporalato è ancora più sinistro di quello che avviene nel Sud. Da noi non ci sono camioncini che scelgono uomini ammassati sul ciglio della strada. Qui il caporale si presenta con la faccia pulita, come l’uomo che penserà a tutto e che offre un servizio chiavi in mano. Da tempo la Regione sta mettendo in atto azioni per smantellare questo sistema» ha dichiarato Simona Caselli, assessora all’Agricoltura della Regione Emilia Romagna.

L’audizione è stata richiesta da Andrea Bertani, il capogruppo regionale del Movimento 5 stelle. Che denuncia la mancanza di strumenti efficaci per arginare l’ondata, e propone di mappare le ramificazioni dello sfruttamento sul territorio per «far emergere sempre di più il fenomeno».