di Daniele Nalbone

ROMA – Il Gip di Agrigento non ha convalidato l’arresto di Carola Rackete. Il motivo è semplicissimo, a livello giuridico: la sua condotta – aver soccorso delle persone – è stata assolutamente lecita perché conforme al dovere di condurre i naufraghi tratti in salvo nel porto sicuro più vicino. Da qui dovrebbe scaturire l’archiviazione del procedimento a suo carico.

Ed eccoci alle possibili conseguenze del suo arresto. La capitana di Sea Watch 3, spiega a il Paese Sera Andrea Maestri, avvocato esperto di immigrazione e tutela dei diritti umani, già deputato di Possibile, potrebbe chiedere – e ottenere – dallo Stato italiano un’equa riparazione per l’ingiusta detenzione subita. Così almeno dicono gli articoli 314 e 315 (codice procedura penale).

Ma è sul versante amministrativo che la partita si potrebbe fare, diciamo così, interessante. «Un Prefetto che per assecondare un Ministro firmasse un’espulsione illegittima nei confronti di quella che, ricordiamo, è una cittadina Ue, nei confronti della quale il Gip ha accertato la liceità della condotta», spiega Maestri, «in assenza di un concreto pericolo per la sicurezza e ordine pubblico, si assumerebbe una grave responsabilità. E ne risponderebbe solo lui». Inoltre, in base a quelle che sono le normative vigenti, «sarebbe una forzatura allontanare dal nostro territorio nazionale una cittadina europea che ha compiuto atto non solo lecito, ma “doveroso”, come spiegato dal Gip».

Il decreto legislativo 6 febbraio 2007, n.30 (Attuazione della direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri) «stabilisce che il diritto di ingresso e soggiorno dei cittadini dell’Unione può essere limitato con apposito provvedimento solo per: motivi di sicurezza dello Stato; motivi imperativi di pubblica sicurezza; altri motivi di ordine pubblico o di pubblica sicurezza».

I provvedimenti di allontanamento devono essere adottati nel «rispetto del principio di proporzionalità» e «non possono essere motivati da ragioni di ordine economico o da ragioni estranee ai comportamenti individuali dell’interessato che rappresentino una minaccia concreta, effettiva e sufficientemente grave all’ordine pubblico o alla pubblica sicurezza». Per capirci: «persino l’esistenza di condanne penali», sottolinea Maestri, «non giustificherebbe l’adozione di tali provvedimenti».

Non solo. Ripercussioni potrebbero esserci anche per Matteo Salvini. «Il commento del Ministro dell’Interno al provvedimento del Gip che non ha convalidato l’arresto di Carola Rackete è potenzialmente eversivo», spiega Maestri. «Le sue parole sono quelle di chi vorrebbe assoggettare la magistratura, che la Costituzione vuole autonoma e indipendente, al potere esecutivo».

Non è un caso, infatti, che l’Anm – Associazione nazionale magistrati – abbia preso una dura posizione contro Matteo Salvini con tanto di una nota della Giunta: «Ancora una volta commenti sprezzanti verso una decisione giudiziaria, disancorati da qualsiasi riferimento ai suoi contenuti tecnico-giuridici, che rischiano di alimentare un clima di odio e di avversione, come dimostrato dai numerosi post contenenti insulti e minacce nei confronti del Gip di Agrigento pubblicati nelle ultime ore».

Ma il vero risultato che emerge dal “caso Carola” è la sconfitta della narrazione dei “taxi del mare” (cit. Luigi Di Maio). «La tesi è ormai sconfessata. Così come, può sembrare paradossale, la decisione del Gip di Agrigento ha dimostrato che l’attività delle Ong è addirittura conforme anche a quanto previsto dal “Decreto sicurezza bis”. Navi come Sea Watch 3 sono inoffensive. Il loro unico obiettivo è condurre i naufraghi verso un “porto sicuro”». Porto che, come stiamo purtroppo vedendo in queste ore, non può essere di certo la Libia.


Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a corrige@ilpaesesera.it (proveremo a rispondere a tutti ma vi preghiamo di usare con moderazione questo strumento #sapevatelo). Se invece volete rivelare informazioni su questa o altre storie, potete scriverci su mail@ilpaesesera.it (Valgono le regole del #FightClub, quindi tranquilli anonimato e riservatezza sono garantiti)