di Filippo Poltronieri

I cavalli continueranno a trasportare frotte di turisti, destreggiandosi tra i sampietrini e aspettando ore esposti a temperature torride. Il testo unico di modifiche al Codice della Strada non prevede l’atteso stop alle “botticelle” che circolano per Roma e in altre città italiane. Nel testo, che sarà discusso a giorni in Commissione Trasporti alla Camera, sono scomparsi gli emendamenti che prevedevano lo stop alle carrozze turistiche. La palla passa ai Comuni che con decreto potranno proibire l’uso di animali per il trasporto pubblico non di linea.

«Si tratta, certo, di un passo avanti» dichiara a Il Paese Sera Gianluca Felicetti, presidente LAV. «Due anni fa, dopo lunghe mobilitazioni, siamo riusciti a portare una delibera di iniziativa popolare in aula consiliare a Roma. Dopo che, da forza di opposizione, il Movimento 5 Stelle aveva sostenuto la nostra battaglia, una volta al governo della città ha respinto la proposta appellandosi al contrasto con la normativa nazionale». Ecco che allora il testo in discussione in questi giorni dovrebbe servire proprio a fornire un quadro normativo superiore che possa fare spazio a iniziative di tutela degli animali da trasporto turistico.

Le resistenze maggiori all’abolizione di una pratica, che la LAV non si stanca di definire “barbara”, vengono dalle associazioni rappresentanti dei vetturini. Il servizio, attualmente operativo in città come Firenze, Pisa, Palermo e Napoli, non rispetta l’attuale codice della strada che prevede per trasporti di questo tipo l’adozione di un tassametro e di tariffe chiare. «I botticellai sono contrari al divieto – che peraltro prevede una riconversione delle loro licenze – perché il guadagno è completamente in nero e non c’è trasparenza in un servizio che non garantisce alcuna sicurezza, in primis per gli animali» spiega ancora Felicetti. «Le tariffe vanno in base alla nazionalità, i giapponesi pagano di più. In genere, a Roma, per un classico giro che prevede San Pietro, Colosseo e piazza di Spagna, vengono chiesti 150/200 euro. È un lavoro senza obbligo di presenza, come previsto invece per i tassisti, e per cui non si paga praticamente niente: luce e affitto all’ex Mattatoio sono in carico al Comune, mentre il veterinario lo paga la Asl».

Insomma, oltre ai diritti degli animali, le botticelle ledono anche il portafoglio dei contribuenti. Sono state construite infatti, con un esborso di un milione e trecentomila euro, le nuove stalle di villa Borghese, un progetto della giunta Alemanno, portato a compimento cinque anni fa dal sindaco Marino. Le stalle, tuttavia, sono ancora vuote. Negli ultimi anni, inoltre, sono stati numerosi gli incidenti di cavalli su strada a Roma. In un caso un animale ha perso la vita, molti i ferimenti. «Prima i botticellai andavano in giro dicendo che grazie a loro si salvavano le vite di decine di cavalli destinati alla macellazione. In realtà, da anni, è entrato in vigore un regolamento europeo che vieta la macellazione di cavalli che non erano destinati al settore alimentare e che provengono da altre attività, come l’ippica. Non si capisce davvero quale sia il valore aggiunto della presenza delle botticelle, un servizio che attrae un turismo scadente. Chi visita Roma ha ormai decine di alternative, dalla bici alla micromobilità elettrica, per godersi la città senza procurare danno agli animali».