di Maurizio Franco

Arriva il primo Climate Camp in Italia. Dal 4 all’8 settembre migliaia di persone si riverseranno a Venezia per discutere del futuro del nostro pianeta. Ad organizzare il camping per il clima sono il comitato No Grandi Navi e la realtà veneziana di Fridays For Future. Reduci dalle manifestazioni oceaniche del 15 e del 23 marzo che hanno scandito la genesi di un movimento internazionale.

In Europa il portato culturale e politico di una mobilitazione così radicale ha trovato linfa vitale nei vari climate camp che hanno puntellato il continente. «Il campo ha di per sé una dimensione europea – fanno sapere gli organizzatori – è un luogo di incontro per attivisti che condividono la propria esperienza e per formulare un tracciato comune».

Riflessione, elaborazione e azione in contemporanea alla Mostra internazionale del Cinema «da utilizzare come cassa di risonanza per le nostre rivendicazioni». Il 7 settembre, in occasione delle premiazioni della kermesse artistica, è stata lanciata la marcia We want red carpet: «L’idea alla base è che i riflettori mediatici non dovrebbero essere su un evento mondano, ma sull’emergenza climatica, e quindi raggiungeremo il luogo delle proiezioni passando proprio sul tappeto rosso» dichiarano gli organizzatori.

Un campo densamente politico quindi. Dove un altro mondo è possibile – anche se per pochi giorni – e realizzabile: «Il Climate camp sarà ad impatto ambientale zero. L’approvvigionamento energetico proviene da fonti rinnovabili con pannelli ad energia solare. Il cibo degli agricoltori locali e non trattato con agenti inquinanti e tossici». Protesta politica e riproduzione in scala di un modello di società sostenibile e inequivocabilmente antitetico al modello di sviluppo vigente.

La location è Venezia: «l’esempio principale dello stravolgimento ambientale in corso nell’occidente sviluppato – dicono gli organizzatori – città particolarmente soggetta agli effetti del climate change e dell’innalzamento delle acque».

Ma anche città simbolo delle lotte ambientali «contro le grandi navi da crociera, inquinanti e devastanti per l’ambiente» che transitano a pochi metri da Piazza San Marco. Lo schianto della crociera Opera della Msc contro la banchina di San Basilio, avvenuto la mattina del 2 giugno, ha minato l’immagine della città lagunare come patrimonio imperituro dell’umanità. In bilico è il riconoscimento della sacralità della città delle calle come sito Unesco.

Turismo invasivo. Spopolamento della città. E il peso delle chiglie dei colossi di ferro. E i movimenti protestano portando in piazza migliaia di persone e impattando sempre più fragorosamente sull’opinione pubblica. La manifestazione dell’8 giugno per richiedere lo stop ai “grattacieli del mare” ne è la prova. E il campo potrebbe essere uno dei punti di ricaduta per «immaginare i prossimi passi dei movimenti ambientalisti».

Il campo si svolgerà al Lido di Venezia, in una spiaggia occupata e allestita all’insegna del minimo impatto ambientale. «La riappropriazione dello spazio urbano e la sua libera fruizione è un elemento che fortemente si intreccia con le battaglie ambientali. Anche in questo il climate camp è l’espressione concreta della nostra idea di società» affermano gli organizzatori.

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