di Viola Giannoli

ROMA – “Bolletta unica = 5% del salario”. “Giù le mani dai Comitati Autonomi di Via Dei Volsci”. “Fuori i baroni rossi, bianchi, neri o a pallini”. “Al confino si va così con l’accordo Dc-Pci”.

Al civico 124 di via di Tor Pignattara – strada trafficata, popolare e multietnica della capitale – sembra che le lancette del tempo si siano fermate tra gli anni Settanta e i Novanta. Nell’ex officina di un fabbro – tre stanzoni affacciati su un cortile interno – ha trovato casa l’Archivio dei Movimenti di Roma. Un’associazione nata da compagni e compagne legati dal comune interesse culturale e da una lunga militanza politica (il presidente è Vincenzo Miliucci, tra i fondatori dell’Autonomia operaia romana) che hanno deciso di riunire in un solo luogo, e di rendere accessibile, quel che prima era sparpagliato tra cantine, vecchie sedi, abitazioni: un patrimonio enorme di documenti, comunicati, opuscoli, volantini, manifesti, poster, libri, giornali, fotografie. Tracce tangibili della storia dei movimenti di lotta e dell’antagonismo sociale di Roma e del Lazio.

Il lavoro di recupero, censimento e inventariazione del materiale, che in parte proviene dal Fondo Rosa Luxemburg e dall’Archivio Alfio Di Bella, è tuttora in corso. E non sarà breve. Al momento la documentazione è consultabile a Tor Pignattara, ma l’obiettivo, fondi permettendo (c’è un crowdfunding attivo sulla piattaforma Produzioni dal basso), è quello di realizzare un prezioso database fruibile online.

Basta sfogliare le pagine per trovare i documenti politici e programmatici che anticipano e testimoniano la nascita dell’Autonomia operaia all’inizio degli anni Settanta e i materiali prodotti dai Comitati di via dei Volsci nelle sue varie espressioni organizzative: il Comitato politico Enel, il Collettivo Policlinico, i Comitati di lotta territoriali di Ostia, Tivoli o dei Castelli Romani, il Nucleo di lotta Sip.

Oppure i dazebao dei Collettivi universitari sulle occupazioni delle facoltà nel 1977 e la cacciata di Lama; i manifesti del Coordinamento antinucleare antimperialista che convocavano il convegno nazionale in Città universitaria del 1984; i poster dei cortei femministi del 1985; i documenti in sostegno alle lotte internazionaliste; i volantini per le iniziative dei centri sociali occupati negli anni Ottanta di cui si è persa traccia ma non memoria come “Hai visto Quinto?”; le convocazioni degli scioperi studenteschi del 1989 che mostrano alleanze tra licei romani oggi distanti tra loro come il Peano e il Ripetta.

E poi ancora raccolte di giornali e riviste come Lotta Continua, I Volsci, Rosso, Rossovivo, Re Nudo, e le fotografie che raccontano la battaglia di Comiso dell’agosto ’83 contro la base missilistica o le rivolte per la casa nelle ex borgate. O ancora, manuali curiosi come quello che a fumetti illustrava le tecniche per le autoriduzioni dei biglietti dei concerti. Testimonianza politica, anzitutto, ma pure di linguaggi, creatività, grafiche che hanno segnato stagioni di lotta.

L’Archivio conterrà pure, appena verrà completato il trasferimento da supporto magnetico a digitale, le registrazioni delle trasmissioni realizzate da Radio Onda Rossa dal 1977 a oggi, voce storica dei movimenti e depositaria di testimonianze uniche della vita politica e sociale del Paese: un esempio su tutti le telefonate degli ascoltatori e le discussioni andate in onda il giorno del sequestro di Aldo Moro.

Ma l’Archivio è un contenitore ancora aperto e gli attivisti chiedono a chiunque sia in possesso di materiale di versarlo o lasciarlo in deposito presso la nuova sede.

«Il lavoro di conservazione è un lavoro sulla memoria – ci spiegano i compagni più giovani (militanti, storici, archivisti), che assieme ai vecchi leader, animano l’Archivio – Il rischio è che senza queste azioni non solo si disperda e si deteriori la documentazione ma anche che si consegnino pezzi della propria storia a chi li travisa, li tradisce, ne restituisce una lettura distorta e diversa rispetto a quella in cui ci riconosciamo».