di Filippo Poltronieri

ROMA – Lo sforzo europeo per combattere il cambiamento climatico è insufficiente. Lo dice la Commissione europea, nelle osservazioni sui piani presentati dai 28 Paesi membri, stilati per adempiere agli impegni presi a Parigi nel 2015 sul limitare un aumento di temperatura del pianeta. Gli Stati membri hanno ora sei mesi per presentare i documenti definitivi e adeguarsi alle raccomandazioni di Bruxelles.

Secondo la Commissione, che a novembre scorso aveva proposto l’impatto climatico zero nel 2050, i piani non sono in linea con l’obiettivo. L’Europa li vuole molto più ambiziosi per centrare il risultato di ridurre i gas serra del 40%, rispetto al 1990, nel 2030 e di trasformare radicalmente il settore energetico europeo nel giro di pochi anni.

All’Italia, nello specifico, Bruxelles consegna nove raccomandazioni. La Commissione apprezza l’ambizione dell’obiettivo di arrivare al 30% di rinnovabili in undici anni. Ma chiede a Roma di adottare politiche dettagliate e adeguate a raggiungere il risultato.

Consumo di energie rinnovabili

Un focus sull’uso di energia rinnovabile, nei 28 Paesi membri, illustra come in Svezia sia di questa origine il 54,5% dell’energia consumata nel 2017. È il Paese che ne fa maggiore uso percentuale in Europa, vicino al suo obiettivo del 65% nel 2030. Finlandia e Lettonia registrano consumi di energia rinnovabile per il 40% del totale, mentre l’Italia, nel 2017, era ferma a un 18,3% che rende ambizioso il 30% stabilito per il 2030.

Nelle sue considerazioni, Bruxelles richiama il nostro Paese a illustrare come pensa di diversificare il mercato e di ridurre la dipendenza energetica. Si raccomanda poi di realizzare le programmate riforme nel settore energia e di svolgere consultazioni con i Paesi limitrofi, con un’attenzione particolare ai Paesi del Central and South-Eastern Europe Gas Connectivity, CESEC, un progetto che coinvolge l’Est e il Sud Europa, Italia inclusa. L’obiettivo deve essere quello di diversificare l’offerta di gas nella regione e sviluppare un mercato regionale integrato, con un’attenzione al processo di decarbonizzazione dell’area adriatica.

Nel nuovo piano, che l’Italia deve fare arrivare sul tavolo della Commissione entro fine anno, si chiede siano rinforzate le misure di efficienza energetica in ambito di trasporti e di abitazioni. Bruxelles ricorda poi la necessità di ridurre la complessità normativa del settore. Tra le raccomandazioni, infine, anche quella di completare l’analisi delle interazioni che ci sono tra qualità dell’aria e politiche in fatto di emissione.

Tra i documenti strategici più apprezzati, secondo fonti comunitarie citate da El Pais, ci sono quelli di Spagna, Portogallo, Danimarca, Lituania ed Estonia. Anche una recente analisi dell’European Climate Foundation (ECF) aveva messo al primo posto il progetto di future politiche ambientali elaborato a Madrid.

Possibilità raggiungimento obiettivi 2030

Secondo l’analisi dell’ECF, infatti, si prevede che la Spagna possa compiere il 52,4% degli obiettivi stabiliti per il prossimo decennio. Una percentuale frutto di un’analisi dettagliata dei piani dei singoli Paesi, elaborata con un’attenzione all’ambizione delle politiche proposte e alla qualità e inclusività dei progetti attuativi. Ben valutate anche le iniziative di Francia, Grecia, Svezia e Finlandia.

E l’Italia? Diciasettesima su ventotto Stati membri e sotto media UE. I suoi piani energetici e ambientali, sempre secondo lo studio dell’European Climate Foundation, rispettano al 26,9% gli obiettivi che dovrebbero essere raggiunti nei prossimi dieci anni. Agli ultimi posti della classifica troviamo, sorprendentemente, la Germania (12,5%), che in compagnia con la Slovacchia precede soltanto la Slovenia (3,2%). Indipendentemente dal gradimento, adesso restano sei mesi per migliorare le politiche da perseguire nell’arco di un decennio. La palla ripassa ai governi che dovranno presentare documenti programmatici che cambieranno il futuro dell’approvvigionamento energetico europeo.