di Giulia Polito

Ivana Gargiulo ha conosciuto da vicino la disabilità. La figlia ha frequentato per anni i centri dedicati e la mamma, per essere maggiormente partecipe della sua vita, ha scelto di prestare qui servizio di volontariato. Ha scoperto così il mondo dell’assistenza e dei servizi per l’integrazione e inclusione. Fino a quando non ha scelto di fondare una propria cooperativa: I Girasoli a.r.l., una realtà piccola, nata nel quartiere di Bonola – periferia nord-est di Milano – circa 10 anni fa. Qui le persone con disabilità imparano a confezionare bomboniere e a fare piccoli lavori. Hanno soprattutto la possibilità di costruire la propria routine quotidiana. Adesso però la cooperativa dovrà abbandonare i locali: una vicenda che inizia diversi anni fa e che oggi si avvia verso una conclusione. Per la precisione, con uno sfratto.
 
Come racconta Gargiulo a Il Paese Sera, una volta nata la cooperativa ha chiesto dei locali in affitto all’Aler, l’azienda lombarda di edilizia residenziale. Si è insediata in un immobile in via Falck 33, un locale che è stato poi completamente arredato dalla sua fondatrice. Inizia così la storia de I Girasoli, fatta di buoni rapporti di vicinato e di impegno sociale quotidiano. Ma nel corso degli anni iniziano anche i problemi. In un primo momento, l’installazione di un dissuasore stradale davanti l’ingresso del negozio che ha messo in seria difficoltà le loro attività, oltre che quelle dei negozi di zona. Poi la notifica di sfratto, il frutto del piano vendita messo in atto da Aler. 
 
«Una piccola attività come la nostra non può permettersi di pagare affitti esosi» spiega Gargiulo. Che da diversi anni, da quando cioè le è stato preannunciato lo sfratto, cerca altri spazi a canone calmierato per poter portare avanti le attività della cooperativa. Senza ottenere alcun risultato. «Secondo Aler è meglio inserire i locali nel piano vendita anziché affittarli ad associazioni che rendono vivo il quartiere» scrive sui social Fabio Galesi, l’assessore del Municipio 8 con delega alla Casa e al Demanio, che ha seguito da vicino tutta la vicenda. «Aler ha scelto di non rinnovare il contratto perché sta portando avanti un piano di vendita dei locali che però poco si prestano alle attività commerciali» ci racconta. Si tratta infatti di locali inseriti in contesti condominiali, tra cortili e palazzi nati per l’uso residenziale. La proposta politica dunque è quella di «affittare alle realtà sociali a prezzi calmierati. L’obiettivo è quello di riempire i quartieri della città, strapparli così al degrado e creare spazi di socialità». 
 
A prestare il fianco alla cooperativa questa mattina anche l’Unione Inquilini di Milano. «Una situazione così, uno sfratto ad una realtà sociale, senza che venga data loro la possibilità di un rinvio, non mi era ancora capitata». A dichiararlo è Laura Boy, dell’Unione Inquilini. Proprio il rinvio del trasloco al 9 settembre è il piccolo risultato ottenuto a fronte delle mobilitazioni di questa mattina. Intanto la cooperativa I Girasoli parteciperà, su segnalazione dello stesso Comune, ai bandi per l’assegnazione di un nuovo immobile che usciranno probabilmente in autunno. «In zona – spiega Boy – ci sono già altri spazi vuoti, questo non verrà messo in vendita già da domani. Quindi Aler avrebbe potuto agire in maniera più coerente e attenta: costringere alla chiusura una piccola realtà sociale non era necessario. Anzi, si tratta di realtà che andrebbero sostenute perché servono ai quartieri».