di Linda Dorigo

ROMA – 25 anni fa la Germania aboliva il paragrafo 175 del codice penale mettendo fine alla persecuzione legale degli omosessuali maschi. Introdotto nel 1871, il paragrafo definiva l’omosessualità un'”offesa sessuale innaturale” punibile fino a sei mesi di reclusione. Con l’avvento del regime nazista la situazione peggiorò drasticamente e le violenze non si fermarono neanche dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. La Germania dell’Ovest infatti mantenne la versione del testo legislativo nazista avviando 100mila processi contro gli omosessuali, mentre quella dell’Est tornò a quella antecedente rimpiazzando il paragrafo con uno che puniva il contatto sessuale dei gay con minori. È soltanto nel 1969 che la Germania dell’Ovest modificò il paragrafo 175 permettendo atteggiamenti omosessuali ai maschi a partire dai 21 anni e abbassando l’età a 18 quattro anni più tardi.

Manfred Bruns, ex procuratore federale, si è dichiarato gay dopo decenni in cui ha represso ogni segnale. Sposato, tre figli, una carriera di successo come pubblico ministero presso la Corte costituzionale di Karlsruhe, ha combattuto per anni affinché il paragrafo incriminato venisse cancellato. A 25 anni di distanza definisce la sua abolizione un «assoluto sollievo», convinto che «senza unificazione tedesca, il paragrafo 175 non sarebbe stato abolito». Durante i negoziati che seguirono l’unificazione prevalse infatti l’atteggiamento della Germania orientale perché se «la società occidentale era più pronta, i cristiano-democratici i socialisti cristiani non lo erano. L’omosessualità non si adatta all’immagine che molte forze conservatrici tedesche hanno del mondo, molti di loro temevano che l’omosessualità potesse diffondersi a macchia d’olio». Bruns lanciò la campagna per la parità dei diritti e il trattamento dei cosiddetti “175-ers” e divenne portavoce dell’Associazione lesbica e gay tedesca per la quale lavora ancora come consulente. «Dovevo fare qualcosa per assicurarmi che le storie di vita come la mia non si ripetessero» ha commentato Bruns, che in questi anni ha raggiunto molti obiettivi, tra questi il matrimonio gay per tutti – richiesto nel 1989 – e ottenuto due anni fa. «Oggi è possibile avere i ministri gay in Germania, è semplicemente fantastico».

Il coraggio di Bruns ha trovato eco anche in Africa, in Botswana, dove Letsweletse Motshidiemag studente dichiaratosi gay, aveva fatto appello alla magistratura chiedendo la revisione della legge introdotta dal governo inglese nel 1965. «Una società democratica è una società che si basa sulla tolleranza, sulla diversità e sull’apertura mentale – ha dichiarato il giudice Michael Elburu -. Ogni criminalizzazione dell’amore affievolisce la tolleranza e la compassione». Si tratta di una sentenza storica, che arriva esattamente 25 anni dopo quella tedesca, e che si inserisce all’interno di un percorso di apertura sempre maggiore dello stato africano nei confronti della comunità Lgbt. Lo stesso presidente Masisi si è dichiarato favorevole alle unioni omosessuali, aggiungendo il paese ai pochi africani dove i diritti gay vengono garantiti come l’Angola.