di Viola Giannoli

ROMA – Il governo del cambiamento lo aveva promesso, tanto da inserirlo al punto 12 del “contratto”: «Bisogna riconoscere il ruolo dei magistrati onorari tramite una completa modifica della recente ‘riforma Orlando’, affrontando anche le questioni attinenti al trattamento ad essi spettante ed alle coperture previdenziali ed assistenziali».

E invece i giudici di pace precari erano e precari restano. «Lavoriamo a cottimo – racconta Olga Rossella Barone, presidente del Coordinamento Magistratura Giustizia Di Pace – Non abbiamo alcuna retribuzione mensile certa, guadagniamo solo se emettiamo sentenze che ci vengono liquidate con 50 euro lorde di indennità l’una. Non abbiamo alcuna forma di previdenza né di assistenza, né ferie né malattie e non avremo mai una pensione». Tra loro c’è chi si è dovuto sottoporre a cicli importanti di chemioterapia ed è andato a lavorare ugualmente, chi ha avuto gravidanze gemellari ed è tornato a lavorare dopo 3 mesi per ragioni economiche, chi è deceduto e nessun familiare ha beneficiato di reversibilità. Non c’è neppure stabilità contrattuale: «Ogni 4 anni – spiega Barone – ci fanno una verifica e ci reiterano il mandato».

Eppure i giudici di pace, quasi 1300 in tutta Italia, a cui vanno aggiunti Viceprocuratori e Giudici ordinari di tribunale nelle stesse condizioni (5500 figure in tutto), sono i giudici di prossimità, territoriali, che amministrano il 70 per cento del contenzioso nazionale. «Invece di premiarci per aver portato avanti la Giustizia che ora rischia il collasso, ci stanno facendo sparire. Ma noi siamo giudici a tutti gli effetti: abbiamo affrontato un concorso diverso da quello dei magistrati, ma sempre per titoli e valutazione» prosegue Barone.

Contro questa anomalia a maggio hanno incrociato le braccia e sono pronti a farlo di nuovo a luglio. «L’autonomia del magistrato – dicono – deve essere garantita non solo attraverso la permanenza nelle funzioni ma anche da una retribuzione adeguata e fissa».

Un contenzioso che riguarda anche i cittadini perché ora, con numeri così bassi, i procedimenti vanno a rilento. Pure quelli, colmo per il propagandista anti-migranti ministro Salvini, che riguardano le convalide delle espulsioni degli extracomunitari.

«Abbiamo creduto e dato fiducia a questo governo» spiega ancora Barone. Una fiducia che si è rivelata, per ora, un boomerang. Nell’ultimo incontro con il Sottosegretario alla Giustizia le ipotesi prospettate sono «inaccettabili» perché «si rimarca il requisito della precarietà, in contrasto con quanto detto dall’Europa, l’assenza di autonomia della funzione giudicante dei singoli magistrati, anche in termini di retribuzione, al di sotto del reddito di cittadinanza, e l’incertezza sulle sorti dell’ufficio del Giudice di Pace, organo di primo grado. La legge, come concepita, eliminerà il giudice di prossimità, sostituendolo con un nuovo esercito di precari utilizzato occasionalmente». La prospettiva è che 5mila persone si ritrovino “esodate”: “L’obiettivo – conclude Barone – è l’estinzione”.