di Maurizio Franco

ROMA – Sert di Torpignattara. 08:30 del mattino. «Mi hanno dato il metadone senza controllarmi le urine. Generalmente funziona così: lo chiedo, me lo danno ed esco. Come se fossi al mercato». Alfonso – nome di fantasia per tutelarne la privacy – mangiucchia un cornetto davanti ai cancelli di uno dei più grandi centri per le tossicodipendenze di Roma. Uno stabile riverso sulla via Casilina, arteria stradale percossa dal clangore delle automobili e tranciata dalle rotaie del famoso trenino giallo. «In molti casi non ci sono operatori e psicologi e io ho bisogno di assistenza – racconta Alfonso – Ti dico la verità? Anche venendo qui o in altri centri qualche volta mi faccio di eroina». Stralci di una conversazione strappata sorseggiando un caffè. Che descrive le conseguenze del de-finanziamento dei servizi sanitari e del turnover dei dipendenti pubblici bloccato.

In Italia non esiste un’emergenza “droga”. Le sostanze stupefacenti – in primis l’eroina – ci sono sempre state. E non se ne sono mai andate. A cambiare sono state le forme e le tipologie di consumo. I dati del Decimo libro bianco sulle droghe parlano chiaro. La War on drugs è stato un fallimento mondiale: affollamento delle prigioni e stigmatizzazione sociale hanno caratterizzato la sanguinosa battaglia alle droghe. In Italia, stando ai dati del XV rapporto sulle condizioni di detenzione dell’associazione Antigone, i detenuti presenti nel 2018 per violazione delle leggi sugli stupefacenti sono stati 21.080 su un totale di 59.655 persone. All’incirca il 35,3% della popolazione carceraria.

Entrata Sert Torpignattara

Per lenire la piaga dell’abuso delle droghe, gli esperti internazionali ripongono sempre più speranze su un approccio integrato. Prevenzione, ricerca psicosociale e sperimentazione in campo terapeutico. Ovvero gli assiomi della Riduzione del Danno (RdD): unità mobili nelle piazze dello spaccio e nei luoghi del divertimento giovanile, i drop in, spazi di accoglienza dove costruire percorsi di inclusione sociale e accrescere la consapevolezza sulle sostanze stupefacenti, le “stanze del consumo” con siringhe sterilizzate e farmaci. Quindi, gli interventi che limitano le conseguenze individuali e sociali del consumo di droghe. E mentre in Europa la Riduzione del Danno rappresenta il pilastro delle politiche pubbliche contro l’abuso delle sostanze stupefacenti, per le istituzioni del nostro Paese è una chimera.

Non esistono direttive nazionali sulla RdD, nonostante nel 2017 tali pratiche siano state inserite formalmente nei Livelli essenziali di assistenza (Lea). «Il punto della questione è cosa si intende per cura» esordisce così la dottoressa Fiammetta Murgia della cooperativa Parsec di Roma. Realtà che aderisce al Coordinamento nazionale delle comunità d’accoglienza. «L’intervento istituzionale sulle droghe rivela un carattere repressivo e un’ossessione sanitaria che occultano l’aspetto culturale del fenomeno» dice la dottoressa. Dal 2009 al 2013 il Dipartimento antidroga ha finanziato ricerche in campo farmacologico e neurobiologico per 1 milione e 500 mila euro. Nessun soldo per analisi sociale e retrospettiva sui nuovi modelli di consumo. «Affrontare oggi il tema delle droghe significa avviare un processo di integrazione socio-sanitaria. E invece stiamo tornando velocemente all’età della pietra» afferma Fiammetta Murgia.

Il caso più eclatante è a Roma: fondi totalmente fermi nelle casse del Comune da quattro anni. 1.547.110 milioni di euro versati dalla Regione Lazio per finanziare progetti di prevenzione sulle tossicodipendenze. A denunciare la situazione di completo stallo della giunta pentastellata è Francesca Danese, portavoce regionale del Forum del Terzo Settore ed ex assessora alle politiche sociali della Capitale. «C’è una chiara volontà politica nel non spendere i soldi stanziati dalla Regione grazie al mio lavoro – dichiara Francesca Danese a Il Paese Sera – Durante il mio mandato avevo elaborato un piano partecipato con cui affrontare le diverse criticità sociali presenti a Roma». Era il 2015 e l’amministrazione capitolina presieduta da Ignazio Marino aveva predisposto un bando per implementare i servizi sul territorio. «Quando la giunta è caduta, il mio operato è stato archiviato» dice l’ex assessora. E poi il nulla amministrativo. Così le conseguenze di un tale immobilismo hanno impattato sonoramente sul contesto frammentato e sfilacciato della Capitale.

Ad oggi, dei 15 servizi finanziati direttamente dal Comune di Roma e dei 19 gestiti dall’Agenzia capitolina sulle tossicodipendenze (Act) ne rimane in piedi soltanto uno. Già nel 2012 l’amministrazione Alemanno aveva chiuso tre servizi a bassa soglia, tra cui il centro diurno nel quartiere San Lorenzo. Poco distante dalla baraccopoli di via dei Lucani, dove è stata uccisa la giovane Desireè Mariottini. Morta appunto di overdose.

Ma l’amministrazione Raggi non è insensibile al tema. A maggio 2019 il consiglio comunale ha votato una mozione per la liquidazione dell’Agenzia sulle tossicodipendenze. Tra le motivazione spiccano lo spreco di risorse e le inefficienze strutturali. Anche Francesca Danese è dello stesso avviso: «Un organismo inutile che non serve a niente». La volontà del Movimento 5 stelle capitolino è di assorbire l’ente e i suoi dipendenti nelle maglie dell’assessorato di competenza. Internalizzare le funzioni dell’Agenzia per rilanciare le politiche di contrasto alle dipendenze.

La conferenza nazionale sulle droghe – istituita dal Dpr 309/90 con il Testo Unico sulle droghe – non è convocata dal 2009 e l’ultima Relazione annuale non fa menzione della RdD. In tutta Italia però, onlus e associazioni sostenute da alcune Asl virtuose sperimentano le pratiche della Riduzione del Danno.

Secondo un’indagine effettuata da Cnca, Arcigay e Cica sul territorio italiano ci sarebbero 152 servizi che vanno nella direzione della sperimentazione Inoltre la radiografia rileva che nel sud Italia le strutture che operano in questo senso sono poche: 6 servizi in Campania, 2 in Puglia e 1 Calabria. Nessun servizio è stato rintracciato in Basilicata, Sicilia e Sardegna. Mentre il Piemonte è diventata la prima Regione ad aver inserito concretamente la Riduzione del Danno nei Livelli essenziali di assistenza. La campagna Lea: La RdD è un diritto ha portato il 12 aprile scorso all’approvazione di una delibera di giunta che sancisce l’esigibilità di tali pratiche come un diritto inviolabile.

La rete Itardd – Network italiano Riduzione del Danno – è uno dei pilastri italiani per la promozione «di una politica mondiale sulle droghe rispettosa dei diritti umani e degli obiettivi sociali e di salute delle popolazioni, che superi l’attuale, protratto empasse delle inefficaci politiche globali centrate sulla repressione». Elabora e supporta campagne di advocacy e progetti con cui imprimere nel dibattito pubblico la necessità di una «lettura complessa e alternativa del fenomeno degli usi e consumi delle sostanze psicoattive» (Stefano Vecchio, Decimo libro bianco sulle droghe).

La cooperativa Lotta contro l’Emarginazione è attiva nel bosco di Rogoredo, una della più grandi piazze di spaccio a ridosso della stazione ferroviaria di Milano. Il progetto Hybrid nel capoluogo partenopeo, messo in campo dall’associazione il Pioppo in sinergia con l’Asl Napoli 1, dove la ricerca sociologica sul campo rispetto ai nuovi stili di consumo si fonde a una capillare attività di prevenzione sul campo.

Claudio Cippitelli, sociologo della cooperativa Parsec, all’entrata del centro diurno di via Scarpanto

Ne crocicchio di strade alberate e casette basse del quartiere Tufello a Roma. In via Scarpanto, c’è il centro diurno della cooperativa Parsec. Lo storico servizio di accoglienza a bassa soglia di Roma, incastonato tra i lotto popolari. «Qui mettiamo in piedi progetti di emancipazione, creando collettivamente un’alternativa ai circuiti di emarginazione dove persone con problematiche di tossicodipendenza sono abitualmente inserite» racconta Marica De Simone, operatrice del centro diurno. Sono 7 gli operatori – tra psicologi, sociologi e medici – che si alternano nei locali della cooperativa nata nel 1996 quando l’emergenza eroina sfiorava il suo picco di morti.

Il Naloxone, il farmaco salvavita, e le siringhe sterilizzate in un armadio della cooperativa

Lo spazio è «uno strumento di relazione, intrinsecamente terapeutico» che facilita l’accesso alla rete dei servizi territoriali. Nei locali di Parsec gli utenti possono mangiare un boccone e farsi una doccia. E ricevere anche consulenze mediche e legali. Inoltre è possibile trovare il Naloxone, il farmaco salvavita che argina gli effetti dell’overdose, non disponibile in molte città, e informazioni sul Fentanyl, una sostanza letale in circolazione. Nel 2018 gli operatori della cooperativa hanno distribuito 1.300 siringhe sterilizzate e hanno assistito 3.360 persone.


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