di Filippo Poltronieri

ROMA – La giustizia non vive la sua stagione migliore. Le indagini di Perugia, sulle relazioni tra il pm e componente del CSM, Luca Palamara, e l’ex ministro democratico Luca Lotti, hanno allungato ombre di sospetto sull’organo di governo autonomo della magistratura italiana. La Costituzione conferisce al Consiglio Superiore della Magistratura un ruolo di garanzia dell’indipendenza dei magistrati, attraverso nomine, carriere, promozioni, trasferimenti e sanzioni disciplinari. Le notizie apparse sui giornali negli ultimi mesi hanno svelato una connivenza tra alcuni magistrati e certa politica che intende ridimensionare l’indipendenza del potere giudiziario. Scandali che hanno fatto tornare in auge una non meglio definita riforma della giustizia.

Il rischio concreto è quello di un’ondata populista che travolga la giustizia, ne limiti le prerogative, rendendola più debole e realmente piegata alle esigenze della politica. A partire dalla separazione delle carriere di berlusconiana memoria. Lo denunciano Magistratura Democratica, Giuristi Democratici e il Coordinamento per la Democrazia Costituzionale in un incontro che si è tenuto martedì 2 luglio presso la sede della Federazione Nazionale della Stampa, a Roma. Magistrati e accademici hanno segnalato i rischi della riforma costituzionale della giustizia attualmente in discussione alla Camera che cela, dietro al pretesto della separazione delle carriere, modifiche che potrebbero avere effetti indelebili sull’indipendenza della magistratura.

Si tratta, in primis, del cambiamento nella composizione del CSM, attualmente eletto per due terzi da magistrati e per un terzo dal Parlamento. La riforma prevede un’elezione 50 e 50 e un organo sdoppiato. In secondo luogo, i magistrati segnalano la politicizzazione della giustizia che comporterebbe l’approvazione del nuovo articolo 112, secondo il quale il pubblico ministero potrebbe, a riforma approvata, “esercitare l’azione penale nei casi e nei modi previsti dalla legge”. Una modifica che spezzerebbe dunque il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale.

«Non sarà facile ricostruire la fiducia verso la giustizia» ha sottolineato nel suo intervento Mariarosaria Guglielmi, segretaria generale di Magistratura democratica. «Ma fino a quando ci saranno giudici che sapranno leggere la Costituzione e garantirne i dettami, fino a quando il giudice avrà conoscenze tecniche e consapevolezza, l’effettività dei diritti assicurata da un corpo indipendente sarà la barriera di protezione a difesa della democrazia- prosegue Guglielmi- Sulla giurisdizione si gioca una partita decisiva. Va difeso il sistema di governo autonomo e indipendente. L’autorevolezza del Csm risiede anche nel pluralismo culturale e politico espresso dalle rappresentanze. Quando si dice di far fuori i gruppi, si vuole minare la rappresentatività del Consiglio e la sua autorevolezza».

«Quando Steve Bannon dichiara che l’Italia è un laboratorio di altre forme di democrazia, riteniamo ci sia da essere preoccupati, la democrazia è sotto attacco, sotto vari punti di vista. L’autogoverno della magistratura è un bene da salvaguardare, deve servire a dare garanzie all’opinione pubblica. In tutti i consessi umani c’è chi sbaglia, la garanzia è la sanzione», ha affermato Raffaele Lorusso, segretario generale FNSI e “padrone di casa”. «Alcuni magistrati e parte del CSM stanno dando spunto a progetti punitivi e populisti di riforma della giustizia», ha aggiunto Armando Spataro, ex Procuratore della Repubblica a Torino. « Diamo avvio a un’autoriforma radicale e urgente, dobbiamo essere noi capaci di una forte autocritica che indirizzi il cambiamento».