di Anna Toro

ROMA – Una donna alla guida del treno, una alla biglietteria, una al controllo passeggeri, una ragazza transgender all’ufficio informazioni. E ancora: quattro stanze speciali dedicate all’allattamento dotate di sedile, ventola e punto ricarica per il telefono, accessibili anche senza biglietto in modo che ogni donna in caso di bisogno possa entrare dalla strada e usarle. Succede nella metropolitana di Kochi, città dello stato di Kerala, sulla costa sud-occidentale dell’India.

Una scelta precisa dell’azienda che gestisce la linea, la Kochi Metro Rail Ltd. (KMRL): su un totale di circa 1300 lavoratori assunti, l’80 per cento è infatti composto da donne, dagli incarichi di pulizia ai ruoli di management (a parte l’amministratore delegato che è uomo). Ma non solo: grazie a un programma dell’amministrazione cittadina l’azienda ha potuto offrire una possibilità di lavoro a tempo pieno anche alle persone trangender. “Una comunità che è stata ostracizzata per tutta la vita e combatte per la parità dei diritti sin dall’alba dei tempi” scrive la KMRL in un comunicato.

Per ampliare ulteriormente le possibilità di lavoro, l’azienda ha coinvolto anche il collettivo “Kudumbashree”: un gruppo di donne che cucinano i pasti in casa e li consegnano ai dipendenti della metropolitana nelle varie stazioni. Un progetto inclusivo, dunque, ma anche ecologico: la metro di Kochi usa l’energia solare per il 35% del suo fabbisogno energetico, e più di 200 pilastri sparsi per le stazioni sono stati trasformati in giardini verticali con l’utilizzo di compost di rifiuti urbani.

Una sorta di rivoluzione nel sistema dei trasporti indiano, a cui si aggiunge il recente annuncio, da parte del governatore di Nuova Delhi, Arvind Kejriwal, di voler rendere gratuiti i trasporti pubblici per tutte le donne attraverso uno speciale sussidio. Secondo il governatore, la misura permetterebbe di migliorare la sicurezza in una città che conta il più alto tasso di stupri nel Paese. La proposta, però, avrebbe suscitato più polemiche che applausi: secondo gli avversari politici e gruppi di attivisti per i diritti femminili, la misura non risolverebbe il problema ma anzi sarebbe solo un tentativo di distogliere l’attenzione dalle vere cause che stanno alla base della violenza contro le donne.