di Linda Dorigo

ROMA – #HerŞeyGüzelOlacak. “Tutto andrà bene”. Con questo messaggio Ekrem İmamoğlu, candidato del Partito popolare repubblicano (CHP), ha lanciato la sua nuova corsa alla scalata come sindaco di Istanbul. Dopo soli 18 giorni dalla vittoria ottenuta lo scorso 31 marzo – che ha messo fine al dominio di 25 anni del Partito della Giustizia e dello Sviluppo (AKP) del presidente Recept Tayyip Erdoğan – İmamoğlu è stato spodestato dalle contestazioni dell’AKP, che appellandosi alla commissione elettorale centrale ha chiesto di annullare le elezioni per presunte irregolarità nei seggi. Oggi, nuove elezioni che non possono non tenere conto del successo sorprendente di un candidato quasi sconosciuto, capace di conquistare una tra le più grandi megalopoli del Medio Oriente. «Chi controlla Istanbul, controlla la Turchia» ha dichiarato Erdoğan nel 2017. E a ragione visto che da sola Istanbul vale un terzo del Pil turco e accoglie un quinto degli abitanti del paese.

Dal sei maggio, giorno della scomunica, İmamoğlu non si è arreso, tutt’altro. Nei sondaggi è il favorito rispetto all’ex premier Binali Yıldırım, sfidante dell’AKP. «Come sindaco di Beylikdüzü (distretto di Istanbul dove si fondono diverse culture della Turchia) ho imparato che è possibile superare le barriere della sfiducia e dell’ostilità create dalla politica della paura» ha scritto İmamoğlu sul Washington Post. «È stata fondamentale la concentrazione sulla buona gestione della città e il mio ruolo di responsabile locale efficiente. Chiunque scelga di candidarsi in Turchia oggi deve fare i conti con un’atmosfera di estrema polarizzazione. Ho deciso di affrontare la sfida presentandomi direttamente agli elettori: una sfida formidabile in una città di 15 milioni di persone. Eppure ero determinato a seguire il mio piano. Dimostrare il mio amore e il rispetto per il popolo di Istanbul è diventato il fondamento della mia campagna. Perché? Perché ho concluso che un simile approccio è un rimedio cruciale alla polarizzazione e al populismo autoritario».

Nato a Trebisonda, sul Mar Nero, İmamoğlu, è arrivato a Istanbul per studiare economia aziendale all’Università. Il legame con Istanbul lo ha premiato nel 2014, quando è diventato sindaco di uno dei distretti cittadini. Il suo discorso politico è il riflesso della sua figura, un moderato capace di radunare intorno a sé quell’opposizione che spera in un cambio della guardia rispetto al clima di tensione sociale ed etnica che domina la Turchia da molti decenni, e che si è acuito a partire da luglio 2016 con il tentato golpe gulenista. İmamoğlu ha cercato anche di avvicinare l’elettorato più religioso senza dimenticare di diffondere messaggi positivi che ricalcano lo spirito di un altro politico: Selahattin Demirtaş, ex co-presidente dell’HDP, in carcere da due anni.

«La vera resilienza – conclude İmamoğlu – richiede il superamento delle divisioni attraverso il dialogo e la consultazione con le persone, lezioni che hanno un’applicabilità ben oltre la Turchia. Il pluralismo non è il nostro nemico, né qui a casa o nel mondo esterno. Dobbiamo abbracciarlo e giocare alla forza che la diversità porta con sé».


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