di Maurizio Franco

ROMA – «Da Mattarella a Communia è n’attimo». Le ragazze della Nazionale femminile sono state accolte così, la sera di giovedì 4 luglio, nel centro sociale del quartiere San Lorenzo di Roma. Dopo la mattinata al Quirinale, le tre azzurre Elisa Bartoli, Chiara Marchitelli e Annamaria Serturini sono state catapultate nel cuore del calcio popolare, ospiti di una festa a sorpresa organizzata dall’Atletico San Lorenzo. Bambini, adulti, calciatrici di altre squadre locali, tutti in fila per applaudire le “nuove” celebrità. Un’entrata trionfale, meritata. Poi le ragazze Mondiali sono state fatte accomodare su sedie di plastica da cui hanno potuto rivivere gli highlights della loro avventura in terra francese. In sottofondo “Wonderwall” degli Oasis.

Le organizzatrici della serata hanno invitato poi le giocatrici sul palco, a cantare o semplicemente a dire qualcosa. A farsi avanti è Chiara Marchitelli, portiera della Florentia oltre che della Nazionale: «Grazie a tutti per essere qui. Ci avevano detto cosa stava succedendo in Italia, ma da lì non ce ne rendevamo bene conto. Ci ha inorgoglito tutto questo, il fatto di creare momenti di aggregazione in un Paese dove ce ne sono pochi. Non pensavamo di poter fare tanto. Ma se è così è perché qualcosa di buono in fondo c’è». Elisa Bartoli, capitana della Roma, le fa eco: «Non ci aspettavamo tutte queste belle parole, questo affetto. Le lacrime le ho fatte uscire solo dopo l’Olanda: quando ho visto il pubblico che ci applaudiva non ce l’ho fatta più a trattenermi. La nostra vittoria più bella».

Ma il giovedì di festa delle Azzurre è iniziato tutto in mattinata. Tutt’altra “location”. Al Quirinale, prima di Vladimir Putin, erano state accolte come un miracolo sportivo. Le reduci dal Mondiale in Francia, lasciato ai quarti per mano della finalista Olanda, hanno incontrato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «Essere qui è motivo d’orgoglio per noi. Di solito – le parole alla Rai della ct Milena Bertolini – vengono ricevute le squadre o gli atleti che hanno vinto qualcosa. Noi non abbiamo vinto, ma abbiamo fatto qualcosa di importante». Il riscontro del pubblico, quello della politica e adesso anche quello del capo dello Stato: «Non sappiamo chi alzerà la Coppa, ma voi avete vinto il Mondiale in Italia perché avete conquistato la pubblica opinione e avete acceso i riflettori sul vostro sport in un modo non più revocabile».

Il Presidente si è soffermato poi sulla disparità di trattamento a cui sono sottoposte le donne nel calcio: «Una condizione del tutto irrazionale e inaccettabile. Per il Paese siete state un momento di aggregazione. Ne avevamo bisogno. Voi avete spinto moltissime bambine a seguire il mondo del calcio, questo amplierà la platea. E se con una più ristretta possiamo comunque vantare una Nazionale di questo livello, allora possiamo sperare». Sfruttando l’onda positiva e il coraggio che certo non le manca, l’allenatrice si è battuta per quei diritti davanti al Presidente della Repubblica: «Abbiamo aspettato con pazienza in questi anni, ora non ci stancheremo di chiedere il riconoscimento dell’eguaglianza e dell’equità, che sono i valori della nostra Costituzione: a lei affidiamo le nostre rivendicazioni».

La capitana Sara Gama ha pure recitato l’articolo 3 della Costituzione: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso». Se davvero è diventata la Nazionale di tutti, è adesso che non va lasciata sola. In questa battaglia e nella quotidianità, nelle alte sale del Quirinale o negli spazi sociali.