di Linda Dorigo

ROMA – Sono tremila i migranti bloccati nei centri di detenzione gestiti dal Dipartimento libico nel mezzo degli scontri tra le forze del generale Haftar e il governo di Tripoli. Settecento le persone trasferite da Qasr Bin Ghashir a Zawia dagli uomini di Serraj per essere utilizzati come scudi umani. Ma sono almeno 700mila gli uomini, donne e bambini che subiscono quotidianamente sevizie, ricatti, violenze.

In tutta la Libia i migranti vivono in stato di schiavitù, abusati, affamati, costretti ai lavori forzati, se tentano di fuggire vengono reclusi in campi di concentramento. Torturati, stuprati, vittime di vessazioni inenarrabili. Ma qualcuno la forza per raccontare l’inferno delle carceri libiche ce l’ha, e a farsi da ponte tra quel mondo di dolore e l’altra sponda del Mediterraneo ci sono diversi giornalisti che raccolgono le testimonianze inviate loro via whatsapp.

Il regista Michelangelo Severgnini, in collaborazione con Piero Messina, da mesi raccoglie e pubblica in rete migliaia di testimonianze dalla Libia: il suo audio documentario Exodus, fuga dalla Libia dà ragione delle decine di rapporti delle Nazioni Unite, organizzazioni non governative e inchieste giornalistiche che da anni denunciano le condizioni disumane dei migranti. «Nessuno ascolta le grida di aiuto di queste donne e di questi uomini – spiega Severgnini – ci si rifiuta di vedere che sono persone condannate disumanamente alla schiavitù e alla morte. Sono loro a dirci che la Libia è un campo di concentramento, sono persone che implorano di essere liberate e condotte in luoghi sicuri dove le loro vite e loro diritti possano essere rispettati, addirittura molti chiedono aiuto per tornare nei paesi da cui sono partiti, ma nessuno li vuole ascoltare. Non riconoscere diritto di verità alle loro parole li pone in una condizione di sub-umanità che condanna loro alla morte e tutti noi alla perdita dell’umanità stessa».

Nasce da questa esigenza il Laboratorio Costituente organizzato per oggi, 3 maggio, al Macro Asilo a Roma e a cui interverranno tra gli altri Carlotta Sami, portavoce di Unhcr, Riccardo Noury di Amnesty e Giulia Gori per Mediterranean Hope.