di Anna Toro

ROMA – Problemi di coppia in Egitto? Arrivano i corsi di educazione sentimentale sponsorizzati dal presidente Abdel Fattah al-Sisi. Il progetto lanciato quest’anno dal governo egiziano si chiama non a caso Mawadda, che significa “affetto”: un vero e proprio corso universitario che offre agli studenti una serie di regole e consigli su come scegliere il partner giusto e come gestire i conflitti nel matrimonio. Lo scopo: preservare l’unità familiare fornendo ai giovani le competenze necessarie per formare una famiglia, riducendo così la possibilità di divorzio.

Secondo i dati del Ministero della Solidarietà il numero dei divorzi nel Paese sarebbe infatti troppo alto: oltre 198.000 nel 2017, con un aumento del 3,2 per cento rispetto all’anno precedente. Sempre secondo il governo, il 40 per cento dei matrimoni finirebbe entro i cinque anni dalla stipula. Per porre fine a questa “deriva”, al-Sisi ha schierato sul campo un esercito di 1200 professori e specialisti con tanto di materiale informativo e depliant, oltre a 5000 predicatori, coadiuvati da una massiccia campagna online. Prevista infatti la creazione di un canale YouTube, Twitter, Facebook e Instagram, app per cellulari, insieme a un programma radiofonico intitolato “Con l’affetto completiamo la nostra vita”, e perfino una performance teatrale.

Tanti i temi trattati: dall’età appropriata per il matrimonio, alla distribuzione dei ruoli tra i coniugi, fino alla gestione delle risorse economiche della famiglia e a nozioni base su salute e gravidanza. Il progetto pilota è già partito nelle città del Cairo, Alessandria e Port Said, che secondo i dati del Ministero avrebbero i tassi di divorzio più alti. Ma il governo conta di estenderlo al resto del Paese a partire dal prossimo ottobre: l’obiettivo è raggiungere 800.000 giovani tra i 18 e i 25 anni ogni anno a partire dal 2020, per poi renderlo obbligatorio per tutti gli studenti ai fini del conseguimento della laurea. Non solo. È previsto un allargamento del target alle coppie già sposate, con 30 ore di corso e un esame finale, più una terza fase dedicata alla consulenza familiare e alla risoluzione dei conflitti, e una quarta – forse quella più preoccupante per quanto riguarda la libertà delle donne – di riesame della legislazione relativa al matrimonio, in collaborazione con il Ministero della Giustizia.